martedì 18 ottobre 2016

Ma dove vanno gli uomini che spariscono?

Ma dove vanno gli uomini che spariscono?
Quelli che a un certo punto di una relazione si alzano una mattina e, probabilmente presi da uno slancio di coraggio o di codardia dipende dai punti di vista, pensano di cambiare la loro vita, cambiando sicuramente la vita di qualcun altro ignaro totalmente di tutto, e scappano. Da cosa scappino poi questo lo sanno solo loro perché a te (che sei la diretta interessata) non è dato saperlo.
Dove vanno gli uomini che hanno condiviso con te un pezzo di vita, spesso anche molto lunga, a volte un quinto di secolo (ma non fa differenza il tempo)? Dove vanno questi uomini che sono stati nella tua casa, tra le tue coperte, stretti tra tue braccia. Uomini che sono stati un pezzo di colonna e tu lo sei stato per loro. Sono stati il sangue, la carne, la passione, le gioia e insieme l’amicizia, il rispetto, il litigio furioso e la rabbia più irritante. Sono stati stagione di rose e di foglie cadute, di doposci ai piedi e prendisoli colorati. Dove vanno questi uomini che hanno posseduto tutto di te, dalla poltrona preferita alle lenzuola di lino, dalla molletta per capelli allo spazzolino da denti, dal maglione del pigiama al cappellino sotto la pioggia. Uomini che hanno avvolto di felicità le tue giornate, sono stati capaci di strapparti il sorriso, prima che le mutande, che hanno allacciato un rapporto stretto con la tua bava sul cuscino, che hanno respirato l’alito più intimo del tuo mattino. Dove vanno questi uomini quando, hanno deciso che, una storia finisce con la velocità di un foglio di carta che taglia la carne di un dito Indice e tu sei diventata più fastidiosa di un mignolo che sbatte contro l’angolo del comodino?

Forse esiste uno speciale tabaccaio che li accoglie tutti, dopo che loro hanno detto alla loro compagna che uscivano un attimo a comprare le sigarette, o forse esiste uno psicologo che ha aperto abusivamente una clinica per soli uomini in cui loro vengono accolti per fare ore e ore di sedute terapeutiche di gruppo seduti a gambe incrociate sul pavimento o forse esiste una compagnia telefonica con la quale hanno fatto uno speciale accordo in cui un risponditore automatico dice: mi dispiace non è colpa tua, ho solo bisogno di stare lontano da te, ho solo bisogno di un po’ di tempo, magari ho solo bisogno di dormire da solo.  Una pausa la chiamano ( intanto hanno già pronta la squinzia di turno che si ripassano da mesi, a volte anni che risponde alle costanti:
1. È più giovane di te. (e li sei fottuta perché alla giovinezza non c’è rimedio. Hai voglia che ti continuino a dire che i 40 sono l’età più bella della vita, quando in realtà la tua vita è una collezione di catastrofi sentimentali che nemmeno la tessera mille-miglia Alitalia di Matteo Renzi le fa concorrenza). Se scopro che mi hai tradito con una giovane ti prego fai che sia così gnocca che persino io, che sono stata notevolmente bella e ancora lo sono, possa mettermi il cuore in pace e pregare per te.
2. È più vecchia di te. ( Ma come è più vecchia di te? Ma allora non c’è religione. E allora scattano gli stalkeraggi sui social per capire di chi stiamo parlando e li, apriti Paradiso e se solo scopri che non solo è più vecchia di te ma è pure un cesso con le gambe rinsecchite, pesa come un piumone dell’Ikea a mezza stagione e ha i solchi vicino agli occhi che il variante di valico le fa una pippa, tu diventi pazza di rabbia. Non hanno idea gli uomini cosa significa per noi avere un affronto di quella portata, perché va bene tutto, ma non che mi si scambi a basso prezzo con una donna rassicurante che non da problemi e che soprattutto non crea squilibri che possono in qualche modo mettere a rischio la loro esistenza ma almeno fai che sia una vecchia più gnocca di me, sull’intelligenza e altre caratteristiche apriremo una parentesi lunghissima tra poco).
Gli uomini che se ne vanno, sembra che muoiano. Ad un certo punto non sai più nemmeno se il loro battito scandisce l’orologio o ha dato forfait.
Spariscono.
Si dileguano.
Svaniscono.
Si dissolvono.
Forse si sciolgono come la neve al sole.
Forse cambiano città, casa, lavoro, abitudini. All’improvviso lo stesso uomo con il quale hai passato il tuo tempo e che, in alcuni momenti, ti sembrava uno sfigato, un po’ anziano (non parlo di età anagrafica) per il tuo target ma comunque un uomo amorevole con cui stare al sicuro tra le coperte a scambiarsi carezze, dolcezze e caffè ama(o)ri, si polverizza.
Quell’uomo è come se fosse stato annientato da una forza oscura, forse lo ha ucciso un drago o la balena di Pinocchio ( Pinocchio non è usato a caso ) lo ha inghiottito e poi lo ha espulso nel fondo degli abissi. Fatto sta, che quell’uomo nel quale avevi riposto tante speranze, convincendoti che tu non facevi parte di quell’umanità posseduta dall’amore liquido e lui era il ranocchio che ti avrebbe dato un bacio appassionato diventando un principe ha trasformato la favola im(perfetta) in e vissero felici e cornuti. Allora la strega cattiva ti è venuta a svegliare e ti sei accorta che non solo quell’uomo non sai nemmeno più dove sia, ma se per caso scopri che in qualche angolo recondito della terra quell’uomo esiste ancora, lui fa finta che tu non esista più e nemmeno si preoccupa di sapere (non dico fare lo sforzo di chiedertelo) se stai bene. Un uomo con il quale hai condiviso quello che credevi qualcosa di speciale ma che nel momento in cui decide che tu sei merce da buttare non fa nemmeno la fatica di gettarti giù dal burrone con un paracadute, ti lancia spingendoti con un calcio e chi si è visto si è visto.
Il mercato capitalistico dei sentimenti è una landa sciagurata di emozioni al ribasso, amori che si portano addosso il cartellino del prezzo e del compromesso morale, relazioni tristemente somiglianti a palazzi condominiali, camere subaffittate, alloggi provvisori, ingiunzioni e notifiche di sfratto. Da quelli fidanzati a quelli sposati, passando per i conviventi - che si tengono stretta la compagna di rappresentanza, salvo poi cornificarla in tutti i modi che l’umano ingegno possa concepire: la lista di tizi improbabili, emotivamente tossici, psicologicamente deleteri, è lunga quanto una coda di traffico, sull’autostrada del Sole, nella canicola estiva di un fine settimana vacanziero. Gagà, tomber de femme, seduttori patologici - con la straordinaria capacità di farti sentire una pallina, uguale a molte altre, su un pallottoliere da conteggio - manager e uomini d’affari, pettoruti e potenti nei completi sartoriali d’alta moda che vestono, su misura, il loro ego s-misurato e che pure si ritrovano con le ginocchia di gelatina davanti ad una donna fornita - ma tu guarda - di un cervello pensante.”[1]

Non so dove vadano a finire gli uomini chi scompaiono, ma so per certo che sono uomini che scappano. Scappano da qualcosa, a volte scappano da te, altre dalla madre che li opprime, altre volte scappano dalle responsabilità, ma è grave, anzi gravissimo, quando scappano dalle emozioni.
Care amiche, che in questi giorni avete intasato la mia mail con le vostre storie, io dico che se voi siete entusiaste, prese, positive e lui sfuggente, cinico, depresso incapace di dirvi rimani, o di rimanere ( vedi qui  ) sospeso sulla fune dei dubbi a metà fra lo slancio - che ogni tanto regala - e il granito della sua solitudine inattaccabile, e tutto intorno, il vuoto[2]... cercatevene un altro più bello che pensieri non ha…





[1] Antonia Storace |  Donne al quadrato
[2] http://www.pianetadonna.it/coppia/sentimento/uomini_che_scappano_da_relazioni_serie_convivenza_matrimonio_amore.html

2 commenti:

  1. Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te.
    Soren Kierkegaard, Diario di un seduttore

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  2. eh...ma dove cavolo vanno? sono proprio scemi...metti pure la parte di quelli che scappano per farsi rincorrere (la grande prova d'amore!!!!) e che appena si rendono conto che no, tu non hi intenzione di correre dietro a nessuno, con il fiatone si fermano, si girano per guardare a che punto sei e sbalorditi da questo tuo atteggiamentento che proclama nuovamente la tua autonomia pensano di poter tornare indietro, così come se nulla fosse, quasi come fosse un diritto, un tacito diritto all'insegna dell'amore (naturalmente lo sforzo lo fanno loro di tornare e sono bravi solo loro perchè fanno ammenda con le orecchie basse e coda tra le gambe come cani bastonati che però amano alla fine la solita e rassicurante ciotola piena di croccantinin che prima facevano schifo (poi diventano buoni), prima annoiavano (poi diventano vitali). Nulla è scontato e quando si scappa, bisognerebbe mettere in conto se ma sarà possibile tornare...
    A.

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