mercoledì 24 dicembre 2014

Re e Regine oltre il 2014

Un altro anno è passato.
365 giorni di passioni, tormenti, esperienze, emozioni, sorrisi strappati, amore con la A maiuscola, amicizie consolidate e altre perdute. Dodici mesi in cui NON mi sono seduta a guardare la vita che scorreva, l'ho presa di petto, ho afferrato il tempo tra le mani e ho gareggiato con lui. Se mi guardo indietro penso a quante cose ho fatto, a quanto sono cresciuta e a quante persone ho incontrato che mi hanno insegnato, nel bene o nel male, che il mondo è un contenitore meraviglioso e che siamo fortunati a camminare su una terra così piena di tutto.

Il primo Gennaio 2014 è iniziato all’insegna di una litigata furibonda. Un inizio con il botto, avrei dovuto saperlo che chi inizia litigando, litiga tutto l’anno, ma io sono sempre stata una testarda. Un primo a dir poco tormentato che si è consumato con un pianto lunghissimo e una notte che non finiva mai lontana dall’uomo che credevo di amare ma che in realtà era diventato solo un’ossessione malata. Una notte passata tra un drink e una sigaretta dietro l’altra ad aspettare un messaggio d’auguri che arrivò il 6 gennaio.
Una notte seduta su un gradino, incurante del freddo, con la musica di sottofondo, un mojito tra le mani e il telefono che a un certo punto ha preso il volo dentro ad un fosso pieno d’acqua. Un inizio d’anno in cui speri che le cose cambino, consapevole del fatto che solo tu puoi modificare le cose che ti stanno intorno e solo tu puoi arginare l’appetito bulimico di persone assetate di emozioni falsate, distorte e cementate.
È stato un anno in cui mi sono chiesta ripetutamente cosa avessi fatto di tanto malvagio da dover scontare una pena così esageratamente dolorosa. Un anno di pianti sopra al cuscino, in cucina, in bagno davanti allo specchio, di buchi allo stomaco che mi sembravano morse mortali. Un anno in cui, se i vaffanculo si sono sprecati, si sono sprecati pure i perdoni e i TI AMO rubati tra un AltaVelocità e un campanello che suonava improvvisamente tra Bologna e Roma. Si sono sprecate le mandate di una porta lasciata sempre mezza aperta, e mai definitivamente chiusa. Si sono sprecate le parole accondiscendenti di una donna innamorata di un deficiente, troppo innamorato di se stesso per esserlo di qualcun altro. Parole che mancavano quando era necessario ed eccedevano quando sarebbe stato utile tacere. Parole delle quali non mi pento, così come non mi pento della sincerità delle mie emozioni e della certezza di aver messo tutta me stessa nel provare a ricucire un amore ormai diventato un condominio sovraffollato di presenze ingombranti.

È stato un anno complicato. Un anno in cui il risollevarsi sembrava un obiettivo lontano, in cui il letto di un ospedale ha cambiato la forma del mio corpo e in realtà non solo quella. Un anno in cui mi sono resa conto che nessuno è invincibile e che non conta l’età anagrafica, conta solo l’amore che metti nel voler tornare quella che eri. Un anno in cui un taglio sotto l’ombelico ha determinato la mia nuova bellezza, la bellezza di essere imperfetta. E allora ho dovuto ricominciare a osservarmi, a riprendere confidenza con un corpo diventato troppo magro ed esile, un corpo che non era più quello di una ragazzina, un corpo che aveva combattuto contro un mostro cresciutogli all’insaputa dentro, un corpo nuovo. Un corpo con una grande cicatrice: il mio nuovo corpo.

È stato un anno in cui ho ripensato molto a ciò che mi era successo e sono arrivata alla conclusione che tutto è bene ciò che finisce bene, si perché mi amo e in fondo l’anello di matrimonio che ancora porto al dito, non è un anello di legame con qualcuno, è un anello che determina un legame che io ho con me stessa e con la mia gioia di vivere.

Un anno d’arte, di giovani artisti che ho conosciuto e grandi artisti che ho avuto l’onore di veder lavorare. Un anno pieno di gioie, tra cui quella di ricominciare a camminare da sola e anche un anno di grande dolore che mi ha costretto all’assenza della persona che più ho amato nella mia vita e che mi ha imposto di salutarlo lacrimante in una stanza fredda, in posizione prona. Un anno in cui ho cambiato il mio modo di vivere, ho rivisto strategie, comportamenti, decisioni. Un anno in cui la parola mai si è trasformata in possiamo parlarne. Un anno in cui ho perdonato tanto e ancora lo farei, si, perché il perdono ti fa stare bene ed è un atteggiamento da persone mature.

Un anno in cui ho gettato il cuore oltre all’ostacolo per poi rendermi conto che il mio cuore deve stare dove sta e non continuare ad avere balzi, -non fa bene alla salute passare da 60 battiti a 180 in pochi secondi-.

In quest’anno ho cercato di crescere dentro, studiare e studiarmi, cercare e ricercare ciò che andasse meglio per me per poi accorgermi, che è inutile andare lontano quando tutto quello che cerchi sta intorno a te. Basta solo tenere gli occhi aperti, basta aprirsi alle possibilità e coglierle al momento giusto. È sufficiente lasciarsi andare agli eventi e non averne paura.

In questo anno ho acquisito ancor di più la consapevolezza che non si debba abdicare da se stessi e permettere alle persone di dirti bugie, le bugie fanno male a chi le riceve ma anche a chi le dice e allora smettiamola con tutte queste cazzate che complicano solo l’esistenza. Meglio una sana verità che una stupida bugia, soprattutto se a dirla è una persona alla quale tieni molto. Impariamo un po’ di più a essere onesti, con tutti, ma soprattutto con le persone che amiamo.

In questo splendido, quanto difficile 2014, sono cambiata ma ciò che non ho modificato è la voglia di amare, la stima per alcune persone e l'amicizia profonda che mi lega a queste e allora nel 2015 mi porto ciò che più mi ha reso felice, loro.



La Capreccion. Difficile definirla solo un’amica, com’è altrettanto difficile classificarla solo una sorella. E stato un anno molto complicato per il nostro rapporto, ad un certo punto sembrava si stesse squagliando il nostro amore, in realtà ha subito solo una semplice salita, in crescita. Il nostro bene e la stima reciproca è aumentata, il 2014 ha messo alla prova il nostro amore e lo ha fortificato rendendolo più tonico, esattamente come lei. Avevo già scritto di lei e del suo essere unica, la Capreccion ama la vita più di ogni altra persona che io conosca, la prende con un sorriso e la affronta con giovialità danzando sui suoi tacchi a spillo. Per lei la frase giusta per aprire il nuovo anno è:La bellezza salverà il mondo” di 
Fëdor Dostoevskij.







La Lety. La riconfermo uno dei miei più grandi amori. Col musetto saccente e il ditino sempre alzato, Maria Letizia è una donna molto speciale. Mi sento molto fortunata ad averla come amica e a poter condividere con lei anche la passione per l’arte. Lei, è un caterpillar e un pozzo di risorse. Notti e notti di confronti al telefono per finire progetti che parevano impossibili, settimane di stanchezza, occhi assonnati, stomaco in subbuglio per ritrovarci a scrivere d’arte tra una chiacchierata sull’amore e una tortina al cioccolato. Un’amica, prima di essere una curatrice con la C maiuscola, una donna che ama oltre misura e sa riconoscere il vero valore dell’amicizia. Quando penso a lei mi viene in mente una frase di Virginia Woolf “Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell'organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell'altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna”.
  


La Robby F. La porto con me nell’anno nuovo per il suo modo di essere, la sua spontaneità, unita alla tenacia tipica della bresciana Doc. E’ riuscita ad entrare nel mio cuore dal primo momento, circuendomi con una collaborazione lavorativa e poi due, tre, quattro fino quando non ho potuto più fare a meno di lei e della sua amicizia. Con lei abbiamo intrapreso tante avventure e spero ce ne siano sempre di più. La mia Robby è una donna singolare e se posso dirla tutta, mi ricorda tanto come ero io alla sua età: un fiume in piena, una tempesta perfetta e un uragano vero. Denis Diderot diceva: “Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell’arcobaleno.
Questa Biondina al punto giusto con caschettino al seguito, gambe esili e addome piatto è un vero condensato di energia multicolor e la porto con me nel 2015 non solo come amica ma anche come compagna di lavoro.

Aurora Mazzucchelli. Semplicemente Aurora. Ne abbiamo combinate di cose in questi anni di amicizia. É la mia complice in cucina, in amore, in viaggio. É la mia salvezza, la mia parte tranquilla, la mia metà imprescindibile. Miglior chef donna 2012 per identità Golose, miglior amica di sempre per Blue G. Con Lei, cucinare, amare e riflettere è speciale come ogni cosa che fa. Aurora è esattamente come i suoi piatti, il concetto di interiorità e di racchiuso, di passione e amore trapelano perfettamente nel suo modo di essere così come nella sua cucina. La cucina è un modo di donare e di donarsi, il Raviolo di Parmigiano (suo cavallo di battaglia e mio tallone d’Achille – ne mangerei un kg a volta-) non è solo un esempio di piatto che viene dal cuore ma è anche un concetto di vita, un riflesso dell’interiorità della nostra chef, del senso materno, del suo rinchiudersi al mondo per poi aprirsi allo stesso con amorevolezza ed energia. Pensando alla mia chef ricordo una frase di Michel Bourdin che mi sembra calzi a pennello per lei: Cucinare è un modo di dare.

Potty e Viky. Rispettivamente, il mio fantastico vicino e la sua cagnolona allietano le mie giornate con vino e ululate mattutine. Sono inseparabili e innamorati l’uno dell’altra. Senza la vicinanza di Paolo e le scodinzolate di Viky la mia vita sarebbe più vuota. Gli voglio un mondo di bene. Paolo ha saputo starmi vicino e consigliarmi con la sua esperienza, è riuscito a darmi la carica per andare avanti e farmi capire quanto è bello avere dei sogni e inseguirli. Quando li incontro nell’atrio di casa penso che L. Sabin avesse ragione nel dire “Non importa se non avete denaro o possedimenti, il solo fatto di possedere un cane vi rende ricchi”.


La Bebe. I sogni si avverano sempre, basta andarseli a prendereUn altro anno passato insieme, noi, il Club de Pirottines, le nostre avventure cibesche, l’universo e la nostra immensa e, spero, eterna amicizia. Saremo insieme anche quest’anno, in bicicletta per la città a cercare localini dove rifucillarci e raccontarci delle nostre vite. Amo leggere il suo blog ApranzoconBea, adoro leggere Bebe sulla parte Cultura del Resto del Carlino. Come dissi già in altri post in cui tessevo le lodi della nostra conoscenza, sei un pezzettino della metà della mela dell’amicizia che mi mancava e che speravo di incontrare da sempre. Per conoscere Bebe clicca qui.


Alice. Ormai un’amicizia consolidata dal progetto comune di cambiare il mondo attraverso l’arte, Alice è una compagna di merenda, di notti insonni, condivisioni di scrivanie, divisione di compiti, Alice è la mia socia in SetUp. Indispensabile, inimitabile, senza di lei nulla di ciò che è ora e di ciò che sarà avrebbe potuto essere. Alice è una donna molto sensibile e dolce, anche se all’apparenza sembra dura e spigolosa. Il suo corpicino racchiude una montagna di amore.
Consapevolmente malata della “sindrome di Salieri”, per la quale è provvista del dono di capire la bellezza ma di non saperla produrre, sopperisco alla mia tara creativa con una scrittura incisiva e potente... anche se "L'arte è una mediatrice dell'ineffabile, perciò sembra una stoltezza il volerla trasmettere nuovamente a parole" (Goethe). Più che critica ama definirsi "osservatrice contemporanea".


La Re. Noi siamo amiche. Lo siamo state da una telefonata casuale in cui io ti ho chiamata e tu con una voce squillante mi hai risposto con il tuo modo carino e gioviale. Siamo amiche confidenti, di quelle che quando saremo vecchie saremo delle gran pettegole, perché poi, si sa le donne sono un bel po’ chiaccherone. Siamo amiche di telefonate in notturna, di risvegli mattutini, con il buongiorno ciccia che fa sorridere tutta la stanza e fa entrare il sole anche in inverno. Siamo amiche di coccole dispensate nel lettone, sdraiate sopra alle lenzuola che raccontano una favola e che dondolano le parole, buonanotte amore, mille volte buonanotte. Siamo amiche di aperitivi a Bologna, Milano, Roma e chissà quali altre città. Amiche di cene studiando i piatti di portata, quelli che scruti con diffidenza e poi introduci in bocca avidamente. Siamo amiche di passeggiate per negozi, di visite alle mostre e di discussioni sull’arte contemporanea. Siamo amiche, punto. Perché un punto c’è ed è bel saldo su di noi e sulle nostre teste. Il punto di partenza che ci ha fatto arrivare fino a qui. Quel punto che ci ha unite e che spero non ci separi mai più. Se penso a lei penso alla frase che un giorno ti ho sentito pronunciare Mai abdicare da se stessi.


Martina Liverani. Amiche dal 2012, ormai ne abbiamo da raccontare di storie. Lei è il mio momento di gioia, la mia felicità costante, sa darmi gioia e serenità anche solo con un messaggio. Lei con il suo essere una donna da DISPENSA mi permette di scrivere ciò che voglio, permettendomi di parlare di cibo, sesso e arte senza tabù .È uno dei sogni che volevo si avverassero, è la donna che avevo bisogno di conoscere mentre ero alle prese con una stupida dieta. Lei con la sua filosofia Curvy mi ha fatto capire che la felicità non sta chiusa in una 40 bensì in una cena luculliana con le amiche in cui alcol cibo e risate allargano le prospettive. Pensando alla filosofia Curvy mi viene in mente una frase di Adele che cita:fino a che inizierò io stessa a non piacermi, o fino a quando avrò problemi di salute o non riuscirò più a trovare un fidanzato... fino a quel momento non mi preoccuperò affatto di dimagrire. Del resto, non mi è mai capitato che qualcuno, vedendomi nuda, abbia detto: puoi lasciare la stanza per favore?".

Catia S. e poi c’è lei. Di una bellezza imbarazzante, di una simpatia contagiosa, con un cuore che fa provincia. La nostra amicizia è inziata perchè l’ho scoperta sul web leggendo il suo blog cibettiamo.it, del quale sono completamente innamorata. Di lei so tutto. Insieme condividiamo la grande passione per il cibo e quest’anno abbiamo vissuto momenti straordianrio, tra chiacchere e altro, attorno alle tavole degli chef più importanti del mondo. Abbiamo pianto, riso, giocato e amato assaggiando quelle portate strepitose. Dal Perù a Parigi, lei la mia italo Brasiliana del cuore. Nel suo profilo si racconta dicendo: “La verità è che sono sempre stata contesa tra quello che la gente affermava di me e quello che veramente sentivo io di essere. Unica voce comune: ” tu sei la donna del tutto e subito”. Sì, lo sono! Il punto è che io l’ho sempre visto come un pregio; chi mi stava accanto come un difetto. Catia, come me, detesta le donne che si piangono addosso, la forma a dispetto della sostanza, il perbenismo, la mediocrità, il calcio, i calciatori, il falso moralismo, scarpe e borse da giorno usate per la sera, essere accomodante. La frase per lei è Io non ho vizi, ho lussi.


Nicola. AMOREEEEEEEEEE ma esclusivamente con la R moscia. Nicola è tutto quello che vorrei essere io: spregiudicato, esageratamente se stesso, a culo con il mondo (anche più di me). Non potrei più pensare a una giornata senza le nostre telefonate a raccontarci cazzate amorose e a pianificare strategie improbabili per diventare i Re del cazzeggio. È un amico fedele, un uomo molto preparato ed estremamente intelligente. Quando penso a Nicola mi si stampa un sorriso. Lui mi da gioia, mi fa vedere le cose in maniera completamente differente da come le avevo pensate. È capace di mescolare le carte e metterci quel tocco di cazzitudine, sana e obbligatoria, per rendere il nostro lavoro una vacanza. La frase per lui? Tante, troppe. Ma forse Lev Tolstoj, scrivendola pensava a lui: il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa.

Difficile stilare una lista di amici che mi sono stati vicini in così poche pagine.

Grazie anche ad Antonia Storace (Nel giardino dei ciliegi), Arianna Albertini, le Pirottines, Annita, Alessandra Maio, Enrica (OneredCherry),  Gale, Mamma Germana e Crash, Papà e Silvia, , Viola B, PierGiorgio P., Norma, Veronique Frison (cucinopertescemo), GG, Giulia Giliberti, Giovanni Saputo, Michela Cesta, Irene Bordoni, Ivana M. Lavinia Turra Con dentro le parole, Etc…


Buon Anno a tutti quelli che mi amano

1 commento:

  1. Cara Blue, non credo che la nostra vita inizia ogni primo gennaio, e non siamo neanche nati per cambiare vita l'ultimo dell'anno. Quanti giorni iniziano male nei 365 giorni, quanti periodi attraversiamo non belli in un anno. E se ogni giorno storto fosse il primo gennaio? Se ogni giorno bello fosse il primo gennaio? Non c'è un inizio per stilare la propria esistenza, non esiste un calendario per dire e dirci a noi stessi, questi saranno 365 giorni di..... Viviamo di riflesso, attraverso gli altri, e le persone nella nostra esistenza arrivano per un caso, per destino, perchè dovevano arrivare, e alla fine dobbiamo viverli, senza sè e senza mà. Arrivano, come arrivano i fiori a primavera, alcuni belli, altri meno, alcuni con radici saldi e forti, e altri dai mille colori e sfmature, ma senza radici, e per questo che il vero senso della bellezza nelle persone è nascosto, come la tua cicatrice che ha reso il tuo corpo di una bellezza "imperfetta"
    Quando si ama una persona innamorato di se stesso, si ama a senso unico, non hai mai un riscontro, e sono palle quando qualcuno dice, io amo perchè lo amo senza aspettarmi niente in cambio. Cazzate. Quando ami qualcuno, quel qualcuno non ha il diritto di non amarti, o di amarti come tu non vorresti, quando si ama qualcuno pretendi l'amore stesso, l'affetto, il rispetto, e chi è innamorato di se stesso non ha tempo per amare gli altri, neanche se stesso. C'è un comandamento che dice. Ama il tuo prossimo come te stesso, il problema non è amare il tuo prossimo, ma amarlo come te stesso. E lui era solo innamorato di se stesso. Ecco perchè ti dico che questa vita la viviamo di riflesso, perchè a volte il riflesso può essere uno specchio, uno specchio che ci dice la verità, l'unica, muta e senza parole, e la cosa bella è, amare noi stessi, le nostre imperfezioni, cominciare ad amarsi, per amare gli altri. E ciò che leggo nel tuo pensiero, e quello che tu hai fatto. Vedo che alla fine hai fatto una lista di amici, cavoli gli amici, quella parte che "metti da parte" quando siamo innamorati, quella parte della nostra vita che non va mai via, quella parte che se ne sta in un angolo senza dispensare consigli, quella parte che alla fine c'è sempre con un abbraccio, senza rancori e rinfacciamenti, quella parte che nonostante non abbiamo più un corpo da amare, ci fa capire che nella vita l'amore non è solo un orgasmo innamorato....Ciao Blue, buona vita e buon proseguimento, un abbraccio sincero.

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