martedì 19 agosto 2014

La sanguinaria Bloody Mary


La gola è una debolezza del sesso debole. Ma quale sarà mai il sesso debole? Lo sono tutti, solo in modo diverso. Quando si parla di gola e peccati capitali, i sessi sono cosi deboli da cadere sempre in tentazione. Ma è la donna, che ai tempi di internet non è più l’angelo del focolare o la timida verginella, rimane sempre la vera protagonista e icona da mangiare e conquistare. Ora le donne sono tutt’altro che deboli, soprattutto quando si parla di peccati.
Il marchese de Sade scrive ne La nuova Justine: “Dopo i piacere della lussuria […] non ce ne sono di più divini di quelli della tavola… […] poiché è facile infiammarsi per i piaceri dei sensi e di conseguenza è impossibile non eccitarsi per i piaceri della gola. Oh, lo confesso […] l’intemperanza è la mia divinità e piazzo il suo idolo nel mio tempio, accanto a quello della Venere; ed è solo ai piedi di entrambi che riesco a raggiungere la felicità”.


Da quando esiste la donna, esiste il peccato. Balzac, ne La vieille fille, descrive la signorina Cormon come una “pernice paffuta che alletta il colletto del buongustaio”. Zola in Nanà descrive la donna come “ cotta da tutti i lati, calda come una quaglia”. Nella letteratura da Balzac a Zola, da Allende a Esquivel, da Montalban a Barreau è la donna a incarnare la metafora sessuale del piacere alimentare. Così, anche il cinema diventa gastroerotico come ne La grande Abbuffata di Ferreri, in cui Andréa diviene immagine formosa e selvaggia del sesso a tavola oppure ne Il pranzo di Babette, dove la cuoca seduce e inebria i commensali, seguaci di una vita priva di piaceri. 

L’erotizzazione dell’atto alimentare produce un inevitabile riserbo nella donna onesta al cospetto dei piaceri gustativi[1]. Mangiare o bere troppo, significa amare troppo i piaceri della carne e questo non va per mano alla donna della classe borghese, in quanto, la sobrietà è guardiana della virtù femminile. Fortunatamente non siamo più nel 1300 e il riserbo e la temperanza nel mangiare non sono più motivo di raccomandazioni di Francesco da Barberino. Per fortuna i tempi sono cambiati e il comportamento a tavola non è più lo specchio dei costumi femminili. Questi galatei, naturalmente scritti da uomini, impedivano a una donna di mangiare certi cibi e bere vini che riscaldassero gli animi o il loro basso ventre. La tavola doveva essere un luogo di remissione dai peccati, doveva essere un momento di nutrimento dello spirito e non poteva in alcun modo divenire un’orgia che anticipava l’alcova e l’abbandono dei sensi.

Siamo nel 2014. Il galateo lo scrivono anche le donne, la femminilizzazione dell’erotizzazione dell’atto alimentare è in corso. Abbiamo bruciato al rogo le vecchie abitudini che ci vedevano costrette a fare l’amore per volere di Dio e non per desiderio del nostro clitoride. Urliamo orgasmo a pieni polmoni e spesso quando ci viene negato abbiamo in borsa un mini rossetto a vibratore che raffredda i bollori. Questo non significa che siamo tigri del materasso o qualcosa del genere, lungi dal pensare anche solo un attimo questo. Ma significa che abbiamo una libertà comportamentale che dalla tavola al letto ci permette di esprimere tutte noi stesse. Il sesso parte dalla tavola. E non per questo ci sentiamo volgari o di malaffare. Anzi.
Iniziamo la nostra serata con un aperitivo fatto con il pomodoro (o pomo dell’amore), che ricordiamolo pure, era vietato perché aveva tutte le carte in regola per essere il vero frutto proibito: sfacciatamente rosso, traboccante di succhi allusivi (sangue, liquidi vaginali o altri) e dal sapore eccitante. Il pomodoro è indissolubilmente un afrodisiaco visivo, olfattivo, tattile e gustativo.
Allora diciamolo pure il Bloody Mary è in maniera assoluta il cocktail perfetto per la nostra personale rivincita in fatto di modi a tavola. Affareinculo le buone maniere che tanto non servono a nulla se non a reprimerci e a crearci pesantezze d’animo. È tempo di pomodoro (frutto amorale per eccellenza) con base di vodka e condito con spezie piccanti (che scaldano il monte di Venere) salsa di Worcestershine, tabasco, sedano, sale, pepe nero, pepe di Caienna e succo di Limone. Non sarà un caso che il nome di questo succulento cocktail sia associato a diversi personaggi femminili prima tra le quali la regina Maria I d’Inghilterra detta la sanguinaria perché fece decapitare oltre 300 malcapitati nel suo regno.

Il Bloody Mary in effetti ha un effetto decapitante. Si, taglia testa, gambe e inibizioni.

L’estate sta finendo ma questo non significa che il pomodoro sia finito. C’è vita nello spazio, anzi c’è Bloody Mary nello spazio.




[1] Gola, storia di un peccato capitale. Il riserbo di una donna onesta, pag.179, Edizioni Dedalo

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