lunedì 30 settembre 2013

Possedere, appartenere, resistere



Noi ci apparteniamo.
Io appartengo a me, tu a te, io a te, tu a me. Io e te apparteniamo a noi e insieme apparteniamo ognuno al suo ego anche se io di ego ne posseggo mille (da buona gemelli, vige la legge del multiplo). Io, come te, appartengo al mondo, sarebbe egoistico pensarmi di una persona sola, anche se non sarebbe male escludere il mondo per qualche attimo e rimanere soli ad appartenersi.
Tu potresti appartenere a una, nessuna o centomila, ma in assoluto appartieni a me, a me in maniera viscerale, unica, inimitabile. Appartieni a me dal primo litigio, dal primo sguardo e dal primo soffio di alito vicino all’orecchio. Appartieni a me dal primo sorso di DosageZero, dal primo morso di Ravioli di parmigiano e dall’ultima goccia di Kopi Luwak. Appartieni a me perchè ci siamo scambiati la carne, il sudore e le lacrime, ci siamo contaminati il fegato, i polmoni, il cervello e il cuore. Appartieni a me perché è solo con me che riesci ad essere la metà perfetta del concetto di Amore di Aristofane, divisi dagli Dei ma vagando per il mondo prima o poi si ritorna uniti, sempre anche a distanza.

lunedì 16 settembre 2013

Buonanotte amore, mille volte buona notte


Ne “La poetica dello spazio”, Gastone Bachelard afferma che: “Bisogna amare lo spazio per descriverlo tanto minuziosamente come se vi fossero molecole di mondo”. L’amore per lo spazio, inteso qui come luogo in cui viviamo, uno spazio non rigido, geometrico e calcolabile bensì un erlebter Raum, uno spazio abitato, vissuto e celebrato da una moltitudine di rimembranze. Uno spazio in cui si custodiscono gelosamente i ricordi più autentici e intimi, uno spazio contenitore di memorie in cui ogni oggetto diviene detentore di un attimo vissuto e custode di un’esperienza. In questo dove, che chiamiamo casa, o rifugio o bunker o qual si voglia chiamarlo, i ricordi vengono spazializzati e così diventa importante un cassetto perché contiene una lettera o un lenzuolo perché emana un odore, ci interessa se l’armadio ha la coperta della nonna o il lavandino ha la forma di un cuore. Quello spazio vive, noi ci sentiamo parte di esso e lo sentiamo parlare ogni volta che vi entriamo e ci lasciamo il mondo alle spalle per rinchiuderci dentro: dove l’intimità si rannicchia e l’anima si trastulla. In questo magico luogo le immagini fanno eco dentro di noi, il nostro passato galleggia sul presente, e risuona e assorda piacevolmente l’anima.

mercoledì 4 settembre 2013

Un, due, tre. Triplo Orgasmo mortale


Avete presente la frase: “Vedi Napoli e poi muori”? Ecco, adesso spostate la stessa emozione che trasmette questa frase e pensate alla cucina. “Mangia al Celler e poi muori”. Si, perché dopo essere stati al Celler de Can Roca potrete solo implorare che la sensazione di brivido diffuso non se ne vada più dal corpo, dovrete sperare che la mente non abbia dimenticanze, dovrete invocare il palato perché rimanga per sempre cosparso di quei cibi così deliziosi. Entrando al Celler non solo avrete un brivido freddo che vi farà inturgidire la lingua, inarcare la schiena e sfarfallare lo stomaco, avrete un piacere così totalizzante, così immensamente prepotente, così diverso da ciò che avrete provato fino a quel momento che vi sembrerà di entrare nel Paese dei Balocchi mentre il diavolo vi sfrega una piuma sul clitoride.