mercoledì 4 settembre 2013

Un, due, tre. Triplo Orgasmo mortale


Avete presente la frase: “Vedi Napoli e poi muori”? Ecco, adesso spostate la stessa emozione che trasmette questa frase e pensate alla cucina. “Mangia al Celler e poi muori”. Si, perché dopo essere stati al Celler de Can Roca potrete solo implorare che la sensazione di brivido diffuso non se ne vada più dal corpo, dovrete sperare che la mente non abbia dimenticanze, dovrete invocare il palato perché rimanga per sempre cosparso di quei cibi così deliziosi. Entrando al Celler non solo avrete un brivido freddo che vi farà inturgidire la lingua, inarcare la schiena e sfarfallare lo stomaco, avrete un piacere così totalizzante, così immensamente prepotente, così diverso da ciò che avrete provato fino a quel momento che vi sembrerà di entrare nel Paese dei Balocchi mentre il diavolo vi sfrega una piuma sul clitoride.


Al solo vedere l’insegna del ristorante, un fremito mi percorre la schiena, le mani iniziano a sudare e mi si fa l’acquolina in bocca. Attraversando il lungo corridoio esterno che conduce al giardino, ti rendi conto che il paese delle favole non era poi così lontano come pensavi. Aguzzi gli occhi cercando di non perdere nemmeno un centimetro di ciò che ti sta intorno. Divanetti, seggioline di legno, alberi che fanno ombra, una porta finestra dove si vede un pezzo di cucina, (e qui perdonatemi, ma già avevo un principio di sussulto che veniva dal basso, e non dico altro) e poi lui: l’ingresso. Magicamente si apre la porta di legno invecchiato color terra e come San Pietro con le chiavi in mano ad aprire è niente meno che la mente liquida del Celler, Josep Roca. La mente liquida, l’anima ebbra di questo luogo degli incanti, il detentore dei segreti di vini che hanno l’annata in bocca, demiurgo del piacere che ti fa girare la testa e piegare le gambe, Josep sprizza cordialità e cultura da ogni poro, ha un sorriso sincero e un’innata passione per il suo lavoro. Passiamo da un saluto formale a un tono più amicale che mi fa sentire subito a casa. Sono nell’Eden del cibo, catapultata in un luogo in cui si respira piacere in ogni angolo, qui tutto è come dovrebbe essere, non uno spillo fuori dal vaso, ma con questo non voglio dire che amo la perfezione, anzi io credo che essere imperfetti a volte paghi molto di più, ma non al Celler. Ma se ciò che scrivo vi è sembrato come la realizzazione di un desiderio, non è niente comparato al momento in cui aperto il sipario, Josep mi conduce davanti alla scorrevole della cucina.
Invoco Dio, a volte anche un’atea lo può fare. Dio esiste e il suo indirizzo è Can Sunyer 48, Girona.


Un piede dentro e uno fuori. Si apre la porticina e insieme a lei mille immagini, sensazioni ed emozioni convergono in direzione pelle. Mappa di un corpo in fremito. Gioco di caldi e freddi lungo la colonna vertebrale. Triplo orgasmo mortale senza preavviso. Si, perché un ritorno non lo vuoi. Come puoi voler tornale alla normalità di una cena in casa (se pur a cucinare Blue sia diventata piuttosto brava). Come sia possibile che al solo mettere il tacco a spillo in quella cucina tu abbia la sensazione di soffocare di passione dentro la tua buccia questo lo ignori. Prendi coraggio, un salto a ostacolo, uno slancio in avanti e sei dentro. Ci puoi riuscire, Blue. Puoi entrare nella cucina del Celler con la stessa disinvoltura con cui entri nella cucina di casa tua.
Oddio, sono disperata d’amore. Quasi bruciata dall’ardore dei fuochi che insistenti infiammano per esaudire i desideri. Dentro o fuori. Si, perché tu sulla linea rossa non ci puoi stare, anzi non ci vuoi stare che è ben diverso. Odi le linee rosse, ti danno un fastidio così raro che non puoi proprio accettarle. Stare sulla soglia non è mai stato da te e allora fallo quel salto ed entra in quella cucina. Abbi la forza di sentire ancora il tamburo del tuo cuore, abbi l’audacia di perderti nel peccato di quell’insieme di pentole, cerca con gli occhi il tuo angolo di ardore e consumalo con tutta la turbolenza che hai in corpo.

In quella cucina, dove i rumori diventavano melodie e gli odori profumi, il cibo è diventato, per me, il ricordo di un orgasmo. Un orgasmo lontano, di cui non avevo più memoria, di cui avevo una lontana percezione di esistenza. Un orgasmo lento e profondo che si nutriva di pentole, mestoli, forchette e coltelli. Un orgasmo che faceva a botte con il dolce di una caramella al cioccolato e il salato di un Pan Brioche al Tartufo. Un orgasmo che “soffriva nel cilicio” della mia stessa pelle. Un orgasmo che entrava in conflitto con il mio cervello che cercava di respingere il desiderio di abbandonarsi di fronte a un Nucleo de miso, dashi de nata y tempura de nyinyonyaki. Più mi facevo strada e più capivo  quanto mi mancasse quella sensazione di Mela Verde tra i denti, quanto anelavo mordere i cubetti di Ananas che soffocavano gli interminabili baci, quanto la chimica della cucina fosse esattamente come la chimica del corpo: una questione di formule perfette. L’uomo calcola le dosi, poi lei mescola gli ingredienti.

Più avanzavo in direzione dolce, salato, amaro, sapido e poi ancora acido, legnoso, zuccheroso e più mi rendevo conto che avevo bisogno di aspettare che ogni sapore si facesse spazio con calma dentro la mia bocca e dentro la mia testa. Non può stare tutto insieme in una volta, mi ripetevo a voce bassa, in una buona ricetta devi usare la testa. Devi avere pazienza. Devi saper aspettare il momento giusto per versare sale e zucchero. Così ancora una volta la cucina mi riporta a quei brividi corporali dei quali non posso e non voglio fare a meno. La cucina è capace di risvegliare il deserto di un corpo, il cervello va in pappa e tra Tortillas, Tartaleta e Olivas caramelizadas mi perdo.
Mi ritrovo in un momento di totale giubilazione orgasmatica di fronte a un BonBon de Trufa. Lo prendo in mano, al tatto mi ricorda la pelle liscia e fresca di un uomo, lo annuso e un leggero odore di selvatico mi invade le narici, lo guardo con spregiudicatezza, lo infilo in bocca lentamente. Mordo. In quel preciso momento un liquido caldo invade le pareti del mio palato, sapore di tartufo, sensazione liquida di eccitamento prepotente. Un orgasmo parte da qui, dalla bocca, dal cibo che introduci e diventa parte di te. Il cibo viene consumato mentre tu ti consumi di piacere. Un piacere che dalla bocca trasmette al cervello e che poi ritorna li, si abbassa all’ombelico, passa per le cosce, attraversa le gambe e le indebolisce, fa arricciare i piedi e poi magicamente sale alla velocità di una lumaca in direzione Dea. L’orgasmo è qualcosa di complicato, è qualcosa che arriva da un pensiero, da un odore, da un sapore, da un soffio nell’orecchio o da una parola detta al momento giusto. Un orgasmo arriva da uno sfiorarsi le mani, da una tirata di capelli, da un guardare le rotondità di un corpo. Un orgasmo arriva da una presa forte e da un “mi sei mancata mia BonBon de Trufa”.  
Il cibo è sempre riuscito a risvegliare in Blue pensieri erotici molto forti, l’amore vero passa dalla cucina, l’orgasmo perfetto lo puoi raggiungere solo se hai ben chiaro che la cucina fa da vaso comunicante per arrotolarsi sotto le lenzuola.

Arrivata a casa, entro nella mia cucina. Stesso odore di sesso, amore e passione. Stesso profumo di alimenti e cibo aromatizzato.
Ecco perché il Celler de Can Roca è il miglior ristorante del mondo, perché è stato come stare a casa mentre il profumo della bottarga invadeva l’aria e si portava con se il ricordo di un triplo orgasmo perfetto.




Il Celler de Can Roca (ora voglio essere tecnica e non la solita romantica visionaria) è composta da Joan, Josep e Jordi. I tre fratelli appartengono alla terza generazione di una famiglia dedicata alla ristorazione e sulle orme dei nonni, che avevano aperto una taverna a Sant Martí de Llèmena nel 1920, aprono nel 1986, il ristorante El Celler de Can Roca, (tre stelle Michelin e quest’anno miglior ristorante del mondo secondo The World’s 50 Best Restaurant) accanto alla locanda dei genitori, a Girona. Tre numero perfetto, secondo il cristianesimo. Sono, infatti, tre le personalità che compongono lo zoccolo duro del Celler, con Joan in cucina, Jordi alla pasticceria e Josep alla cantina. Tempio delle emozioni e della ricerca, in questo ristorante dove tutto è equilibrato, a partire dalla luce che entra nello spazio giocando un ruolo importante sulla stabilità delle sensazioni, ogni pasto termina con le creazioni della “mente dolce” di Jordi.


Finisco qui per ora. I piatti veri li racconterò più tardi.




3 commenti:

  1. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul connubio perfetto tra sesso e cucina, si ricrederà leggendo questo pezzo.
    Mi hai fatta eccitare, sei una goduria ;)

    A.

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  2. cara... te sei sempre così.
    su Blue diventi amplificata, universale, condivisibile, offerta.
    non è più roba solo tua, ma di tutti.
    io la vedo a questo modo.
    è anche un po' mia (la tua 'roba', tutta quanta) e di chi ti legge.
    funziona così, darling, vero?
    catarsi.
    nel bene e nel male: simpatia. (pathos insieme)
    tu hai già tutte le chiavi, sai già tutto.
    pesa lo stesso scontare tanta (ma proprio tanta) bellezza, dentro e fuori.
    come si fa a perdonartela? a volte mica ci si riesce...
    e uno dice 'non mi merito, ma'.
    prenditi tutto, rincaro la dose e a presto, sì.
    ti tocca.
    abbracio
    A.G

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  3. se non mi mancassero soldi e tempo prenderei il primo volo per Girona e mi fionderei diretta in questo fottutissimo giardino dell'Eden!!! :)
    un bacio cara Blue e grazie per l'eccitante e coinvolgente descrizione dell'esperienza vissuta

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