lunedì 30 settembre 2013

Possedere, appartenere, resistere



Noi ci apparteniamo.
Io appartengo a me, tu a te, io a te, tu a me. Io e te apparteniamo a noi e insieme apparteniamo ognuno al suo ego anche se io di ego ne posseggo mille (da buona gemelli, vige la legge del multiplo). Io, come te, appartengo al mondo, sarebbe egoistico pensarmi di una persona sola, anche se non sarebbe male escludere il mondo per qualche attimo e rimanere soli ad appartenersi.
Tu potresti appartenere a una, nessuna o centomila, ma in assoluto appartieni a me, a me in maniera viscerale, unica, inimitabile. Appartieni a me dal primo litigio, dal primo sguardo e dal primo soffio di alito vicino all’orecchio. Appartieni a me dal primo sorso di DosageZero, dal primo morso di Ravioli di parmigiano e dall’ultima goccia di Kopi Luwak. Appartieni a me perchè ci siamo scambiati la carne, il sudore e le lacrime, ci siamo contaminati il fegato, i polmoni, il cervello e il cuore. Appartieni a me perché è solo con me che riesci ad essere la metà perfetta del concetto di Amore di Aristofane, divisi dagli Dei ma vagando per il mondo prima o poi si ritorna uniti, sempre anche a distanza.


Io appartengo a te senza remissioni, senza sconti, senza confini. Appartengo a te con le ferite, gli squarci e con la Singer che riassetta i brandelli di un abito nuovo che è stato strappato da un chiodo. Appartengo a te dal primo momento in cui abbiamo parlato di cucina e in cui ti ho detto che la cacciata dal paradiso ce la siamo guadagnate con la Gola e non con la Lussuria. Appartengo a te da quando il suono della tua voce ha enunciato che “l’amore non ti fa battere il cuore ma l’amore te lo ferma”. Appartengo a te, perché è una questione di battiti, quelli che si allineano mentre stiamo uno sopra l’altro, quei battiti che corrono allo stesso ritmo e a volte ballano alla sola idea di stare l’uno accanto all’altro. Appartengo a te da quando ho capito che i sogni si avverano sempre, basta andarseli a prendere, e io, di sicuro non ho risparmiato sulla corsa del biglietto, mi sono messa sulla linea di partenza e ho aspettato che dessero il via per cominciare a correre per arrivare al traguardo. Appartengo a te da quando la nostra felicità è diventata delirante, nel bene o nel male, sempre di felicità si parla, perché tanto lo sappiamo bene che il dolore di un grande amore è direttamente proporzionale dalla grandezza dell’amore stesso. Appartengo a te perché a un certo punto della mia vita mi hai ricordato di essere felice (il se puoi lo abbiamo aggiunto dopo). Io appartengo a te da quando l’universo l’ha deciso e stabilito che io dovevo appartenere a un uomo che avesse le stesse iniziali del nome di mio padre (strana coincidenza, tutte le persone che amo follemente nella mia vita portano sempre quelle iniziali).

Noi ci apparteniamo, siamo tu il virus e io l’antidoto e insieme formiamo l’unica medicina per guarirci. Noi siamo lo stato passionale e sconvolgente che si tramuta in quiete riposante, siamo la guerra e la pace, la brezza e la bufera, il caldo e il freddo, la primavera e l’autunno, il si e il no dei nostri interminabili sproloqui. Siamo l’attimo fuggente che abbiamo afferrato, il treno che abbiamo preso in corsa, la gara non vinta per caso. Siamo le facce di una medaglia che non pende mai ne a destra ne a sinistra, sta nel mezzo, ma non perché è incerta se cadere da un lato o da un altro ma perché è meglio guardare ambo i lati per scorgere l’orizzonte da più punti. Siamo il foglio e la penna, il bicchiere e lo champagne (io naturalmente sono un fantastico Vouette et Sorbee Cuvee Fidele Extra Brut: raro, introvabile, con la bolla larga che si fa spazio in gola e scende lento e profondo giù per l’esofago), siamo la bocca e la sigaretta, la pelle e il profumo, Patchouly naturalmente (solo Les Nereides, Patchouly Antique, gli altri peccano di dozzinalità), siamo il calore di una giornata passata a letto a sentire la pioggia che scende. Noi siamo la nostra perdita di equilibrio. L'equazione del nostro caos.

Noi ci apparteniamo.
Oltre ogni cosa; ieri, oggi e sempre anche se il sempre dura solo un attimo.





3 commenti:

  1. Simo, ora vorremmo leggere l'altra campana.
    Lo sai come la penso, il proprio cuore va donato all'incoscienza, al non ci penso, mi lascio andare. Poi, ogni tanto, va ripreso e controllato, devo guardarlo al microscopio per vedere quanti graffi ha e se vale la pena che venga usato male. Il cuore di una donna, la sua appartenenza, è e deve essere, il più sacro degli oggetti. Va rispettato e conservato al meglio. Voi Donne, quelle con la C di cervello in maiuscolo, quando staccate la testa dal cuore, avete la tendenza ad esagerare ed a continuare a bruciarvi. Ma è anche questo il bello di essere e sapere di appartenere a qualcuno, di essere parte e completare ogni suo atomo e relativi derivati conosciuti e non.

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  2. Mah leggo tra le righe, vorrei vederti correre in un campo di spighe con papaveri e fiordalisi. La natura ti appartiene. ️ amica mia!

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