lunedì 16 settembre 2013

Buonanotte amore, mille volte buona notte


Ne “La poetica dello spazio”, Gastone Bachelard afferma che: “Bisogna amare lo spazio per descriverlo tanto minuziosamente come se vi fossero molecole di mondo”. L’amore per lo spazio, inteso qui come luogo in cui viviamo, uno spazio non rigido, geometrico e calcolabile bensì un erlebter Raum, uno spazio abitato, vissuto e celebrato da una moltitudine di rimembranze. Uno spazio in cui si custodiscono gelosamente i ricordi più autentici e intimi, uno spazio contenitore di memorie in cui ogni oggetto diviene detentore di un attimo vissuto e custode di un’esperienza. In questo dove, che chiamiamo casa, o rifugio o bunker o qual si voglia chiamarlo, i ricordi vengono spazializzati e così diventa importante un cassetto perché contiene una lettera o un lenzuolo perché emana un odore, ci interessa se l’armadio ha la coperta della nonna o il lavandino ha la forma di un cuore. Quello spazio vive, noi ci sentiamo parte di esso e lo sentiamo parlare ogni volta che vi entriamo e ci lasciamo il mondo alle spalle per rinchiuderci dentro: dove l’intimità si rannicchia e l’anima si trastulla. In questo magico luogo le immagini fanno eco dentro di noi, il nostro passato galleggia sul presente, e risuona e assorda piacevolmente l’anima.

Rinchiudersi dentro e lasciare il mondo fuori. Girare la serratura e gettare la chiave. Rifugiarsi in un luogo e non permettere a nessuno che venga violato.
Cercare un posto in cui stare, dove il mondo fuori vive e gira, mentre lì il tempo si ferma e rimane immobile. Un tempo che all’esterno è frusto e rischioso, dove esiste il pericolo della vita e la paura dello scorrere. Scegliere un bunker dove ogni cosa succede alla velocità di una lumaca, con la leggerezza del suo passo lento e profondo che avanza piano ma che non danneggia il susseguirsi delle cose. Per sopravvivere dobbiamo cercare un rifugio in cui stare, un angolo di terra dove abbiamo la certezza che qualsiasi cosa succeda tutto sarà permesso. Si, perché in quell’angolo non esiste null’altro che io e il mio corpo, io e la mia mente, io e il mio battito, io e il mio respiro, io e la mia voce, io e il mio amore.
Le pareti alte, impenetrabili e di cemento armato come il mio cuore, abituato ai sussulti, mi proteggono e impediscono ai rumori di toccarmi. Il bianco dei muri canta serenità, il vento che a volte si insinua nei corridoi mi ricorda che ho un corpo. Un corpo in cerca di libertà, che danza al suon del latido che pulsa in mezzo al petto. Un corpo che ritorna a me solo tra quelle quattro mura, quando non penso più a ciò che è stato, ma vado avanti. Vado avanti e trovo il coraggio di morirci, li in mezzo, su quel pavimento, su quel divano, su quel letto che sa sempre troppo di tante cose. Ci sono tante cose tra quelle pareti, che se solo potessero parlare farebbero salotto per mesi. E allora trovo la forza di buttarmi, ancora una volta, perché se non mi butto, io, non sono contenta, perché il rischio mi piace, e a volte anche il fuoco mi diverte, e porcamiseria, anche se mi scotto la lezione non la capisco nemmeno se mi ammazzano. E allora ritorno a rinchiudermi e a serrare la chiave, perché li dentro ci sto a pennello, come in un vestito fatto su misura. Mi siedo per terra, osservo il mio campo di battaglia e me ne frego di ciò che sta fuori, se piove meglio, i pensieri con la pioggia arrivano più freschi. Ritrovo un respiro, un’eccitazione, una carezza. Ritrovo Blue.

Il nuovo completo copripiumino Buona Notte Amore è una limited edition firmata Zucchi e nata dalla creatività di Lorenzo Marini, titolare dell’agenzia pubblicitaria Lorenzo Marini Group, che spiega: “l’idea di scrivere una fiaba mi è venuta in mente perché è bello dormire in una storia…”. E come non essere d’accordo? Creato di suo pugno, il racconto intitolato Mille volte buonanotte è per adulti: ironico e spiazzante.

 E poi la fiaba finisce bene: le due federe sono un omaggio a Shakespeareche faceva concludere il saluto di Giulietta e Romeo con un “mille volte buonanotte”.



Nella mia casa io mi sento come scrive A. Storace: “in un campo di battaglia, una trincea, mentre fuori il cielo se ne fotte, e il vento sbatacchia gli animi e le porte. Scambiamoci i respiri, bocca nella bocca, e promesse che non sapremo mantenere. Mischiamoci la carne, le storie che ci portiamo addosso. Raccontiamoci le cicatrici, disegnamone i contorni con le dita: questa è un domani mai arrivato; quest'altra una vecchia abitudine che ho confuso con l'amore; quest'altra ancora, un rischio che non ho saputo correre, e allora quello ha messo radici e s'è fatto rimpianto, porcaputtana!! - perché le cicatrici indicano dove siamo stati, ma non devono determinare dove andremo.
Baciamoci i punti cardinali: lì, dove la vita è passata, ha tracciato gli orizzonti di ciò che eravamo, e lasciato indizi di ciò che saremo. Prestiamoci qualche sogno, la voce affannata, una carezza che trema e fa tremare. Diciamoci "ancora", invece che "basta".
Il corpo è la mappa. La mente descrive la rotta. Pelle sulla Pelle è la più bella delle invenzioni di Dio”.

La casa, il mio bunker, il mio tutto, solamente mio.



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