martedì 31 dicembre 2013

Ho capito che ...


Sono solita chiudere l’anno con il post “Re e Regine oltre …” Un post in cui esprimo il desiderio di portare con me, nell’anno nuovo, le persone che mi hanno aiutato a essere felice. È un post che mi serve molto a decidere chi voglio che attraversi la notte di San Silvestro, un momento in cui ringrazio gli amici per essermi stati vicini e in cui metto nero su bianco e il puntino sulle i alle persone della mia vita.

Ma oggi è un giorno diverso, anzi molto di più. Questo è un anno diverso. Un anno in cui sono davvero diventata grande e ho capito che dalla vita ci si può aspettare tutto. Ho capito che il bianco non si sposa sempre con il nero, a volte prende la mano al grigio. Un anno in cui l’amicizia va a braccetto con la giovialità. Un anno in cui Cupido si è gettato nuovamente dal condominio senza trovare di sotto la barella. Un anno in cui le promesse sono state infrante e le persone non sono state completamente leali. Un anno in cui credi sia tutto perfetto e invece ti accorgi che di perfetto non c’è nulla tranne la nonna Annita che continua a dispensare consigli e massime per ogni cosa che ti succede. E allora quelle massime te le scrivi e rifletti sul loro significato. È stato un anno difficile, a tratti interminabile e ad altri troppo rapido.

mercoledì 25 dicembre 2013

Re e Regine oltre il 2013

Un altro anno è passato.
365 giorni di passioni, tormenti, esperienze, emozioni, sorrisi strappati, amori con la A maiuscola, amicizie consolidate e altre perdute. Dodici mesi in cui non mi sono seduta a guardare la vita che scorreva, ma l'ho presa di petto, ho afferrato il tempo tra le mani e ho gareggiato con lui. Se mi guardo indietro penso a quante cose ho fatto, a quanto sono cresciuta e a quante persone ho incontrato che mi hanno insegnato, nel bene o nel male, che il mondo è un contenitore meraviglioso e che siamo fortunati a camminare su una terra così piena di tutto.

lunedì 23 dicembre 2013

Blue. Un cuore con una donna intorno. Buon Natale a te


Domani è Natale.
E allora diciamocela tutta, chi non vede l’ora di mettersi a tavola alzi la mano. Diciamoci la verità che il Natale ha sempre l’oro in bocca, o il tortello di zucca o il sorbir d’agnoli o la lasagna bolognese o qualche cibanza godereccia che riempie la pancia e gonfia il cuore. E allora armiamoci. In alto le forchette, sul petto il bavaglino, calici pieni di Lambrusco mantovano e diamo inizio alle danze.

giovedì 12 dicembre 2013

Una Re piena di amicizia


L’amicizia è straordinaria. È unica quando è sincera, pura, sentita, passionale, di getto, di polso, di lato, di sù e di giù. È speciale quando è senza segreti, senza remissioni, senza puntini sulle I, quando supera l’amore, perché l’amore è un battito del cuore che salta fuori dal petto, mentre l’amicizia è un sentimento che nasce e si eleva verso il cielo giorno dopo giorno. L’amicizia è condividere, donare, sopportare, supportare, è stringere i denti e poi aprirli per ammiccare un sorriso, è un fazzoletto pulito quando le lacrime scendono rapide, è un abbraccio quando sopporti un abbandono, è un consiglio quando vorresti startene sola a riflettere. L’amicizia è guardare insieme uno stivaletto di Greymer e sognare di averlo addosso, è fermare per strada una signora con un cane al guinzaglio e poi ridere perché per accarezzarlo ci si è buttate sul marciapiede, è cercare ogni scusa per telefonarsi, è prendere un AltaVelocita solo per raccontarsi un segreto.

sabato 30 novembre 2013

Non era amore ma era un calesse


Nel mezzo del cammin della mia vita mi ritrovai seduta a un tavolo. Capita, quando si ha fame. Avevo una bottiglia di Brut Camossi in corpo. Forse l'euforia dell'alcol mi aveva annebbiato la vista. Forse essere in un'altra città, su strade sconosciute, sentire un accento diverso, chiacchierare a meno due sotto ai funghi e una leggera pioggerellina mi aveva fatto sperare che qualcosa sarebbe stato diverso. Forse le promesse, le parole troppo inflazionate, la voglia di crederci ancora (a cosa poi) mi aveva illuso che le persone potessero cambiare. Forse avrei potuto mettermi un sacchetto in testa, cucirmi la bocca, bendarmi gli occhi ma tanto non sarebbe cambiato nulla. Forse avrei potuto far finta di non vedere, non sentire, non annusare. Avrei potuto far finta di nulla e andare avanti e tenermi le briciole di un amore consumato, malato, affamato, feroce, ingombrante, estenuante. 

domenica 24 novembre 2013

Per fortuna che le bambine difficile diventano donne difficili


Sono nata in un piccolo paesino della bassa mantovana lungo il cammino Matildico. Sono stata battezzata nel complesso Polironiano disegnato da Giulio Romano, ho giocato tra le colonne di Palazzo Te e mi sono rifugiata nella Sala di Amore e Psiche quando volevo sorridere delle scene erotiche che raccontavano le avventure della favola di Apuleio. Sono nata in un piccolo ospedale di periferia, mentre a Bologna c’erano le lotte studentesche e Deleuze teneva conferenze al Dams. Mi ha tirato fuori dalla pancia della mia giovane mamma (aveva compiuto da due mesi quindici anni) un medico bellissimo di colore, tale Lalanne, che incontrai vent’anni dopo durante una visita ginecologica. Sono sempre stata una bambina solitaria, amavo andare in bicicletta sugli argini e rifugiarmi nelle case abbandonate ai bordi dei fiumi. Mi rinchiudevo interi pomeriggi nei miei pensieri scrutando le fronde degli alberi che venivano accarezzate dal vento. Rubavo i fichi e le more, andavo a caccia di cachi e mangiavo pannocchie. Mi facevo la doccia sotto il getto che innaffiava i campi e bevevo l’acqua dalle fontane dei paeselli che attraversavo con la mia due ruote. Avevo otto anni la prima volta che scrissi i miei desideri su un foglio e otto e mezzo quando capii cosa volevo dalla vita e cosa avrei fatto da grande. Su quel foglietto, ancora custodito nella mia scatola dei ricordi, scrissi che sarei stata una donna felice, che avrei girato il mondo occupandomi d’arte e di cucina e che mai e poi mai avrei permesso a qualcuno di farmi del male. Su quella carta ormai ingiallita, decisi di scrivere il mio futuro, visualizzando il mio domani. Era un impegno che prendevo con me stessa, fuori dalla sofferenza della separazione dei miei genitori, dall’allontanamento di mia sorella e dalla crisi esistenziale che mi si era presentata così presto.

giovedì 17 ottobre 2013

Il libretto delle istruzioni, la vita che scorre e Seu Jorge che canta Carolina


I sogni si avverano sempre, basta andarseli a prendere. Basta avere un pò di pazienza, focalizzare l'obbiettivo, mirarlo, centrarlo e acchiapparlo. Non c'è nulla di impossibile, nulla di irraggiungibile, basta solamente avere chiaro ciò che si vuole e impegnarsi perché diventi realtà. Certo, detta così sembra che se desideri diventare milionario, questo possa accadere da un momento all'altro. No! questo non è un sogno, questa è una deficienza. Vincere soldi non è vincere alla lotteria della vita, i soldi non fanno le persone migliorie e non fanno la felicità, anche se un po' aiutano. Ma chi se ne frega di essere ricchi se poi si è infelici. Io preferisco avere dei sogni da realizzare,  delle piccole tappe che compongono la strada della mia vita, voglio anche le tappe difficili, quelle che ti fanno un po' soffrire, perché si sa, dopo la pioggia arriva il sereno e dopo la sofferenza il cuore si riassesta e diventa più forte e coraggioso di prima. La cosa importante è non abdicare mai da se stessi, non cambiare per nessuno, non essere condizionati dalla pericolosità del percorso, ma affrontarlo. Non ha senso percorrere la strada se non la si asseconda. Ma tu devi sempre essere il primo pilota. Se la strada fa una curva, tu curva con lei, se diventa ghiaiosa metti le scarpe protette, se va in salita armati di forza nelle gambe e tanta pazienza per raggiungere la vetta. Non farti vincere, ma sii vincitore. Mantieni il carattere, la personalità, la tenacia, mantieni te stessa salda al terreno, a volte se ti parte la testa riprendila con te e dalle uno schiaffo. Ma non essere mai e poi mai diversa da quella che sei perché questo sarebbe sbagliato. Evadere da se stessi è il delitto più grave che si possa commettere. Non uccideresti nessun'altra che te.

lunedì 30 settembre 2013

Possedere, appartenere, resistere



Noi ci apparteniamo.
Io appartengo a me, tu a te, io a te, tu a me. Io e te apparteniamo a noi e insieme apparteniamo ognuno al suo ego anche se io di ego ne posseggo mille (da buona gemelli, vige la legge del multiplo). Io, come te, appartengo al mondo, sarebbe egoistico pensarmi di una persona sola, anche se non sarebbe male escludere il mondo per qualche attimo e rimanere soli ad appartenersi.
Tu potresti appartenere a una, nessuna o centomila, ma in assoluto appartieni a me, a me in maniera viscerale, unica, inimitabile. Appartieni a me dal primo litigio, dal primo sguardo e dal primo soffio di alito vicino all’orecchio. Appartieni a me dal primo sorso di DosageZero, dal primo morso di Ravioli di parmigiano e dall’ultima goccia di Kopi Luwak. Appartieni a me perchè ci siamo scambiati la carne, il sudore e le lacrime, ci siamo contaminati il fegato, i polmoni, il cervello e il cuore. Appartieni a me perché è solo con me che riesci ad essere la metà perfetta del concetto di Amore di Aristofane, divisi dagli Dei ma vagando per il mondo prima o poi si ritorna uniti, sempre anche a distanza.

lunedì 16 settembre 2013

Buonanotte amore, mille volte buona notte


Ne “La poetica dello spazio”, Gastone Bachelard afferma che: “Bisogna amare lo spazio per descriverlo tanto minuziosamente come se vi fossero molecole di mondo”. L’amore per lo spazio, inteso qui come luogo in cui viviamo, uno spazio non rigido, geometrico e calcolabile bensì un erlebter Raum, uno spazio abitato, vissuto e celebrato da una moltitudine di rimembranze. Uno spazio in cui si custodiscono gelosamente i ricordi più autentici e intimi, uno spazio contenitore di memorie in cui ogni oggetto diviene detentore di un attimo vissuto e custode di un’esperienza. In questo dove, che chiamiamo casa, o rifugio o bunker o qual si voglia chiamarlo, i ricordi vengono spazializzati e così diventa importante un cassetto perché contiene una lettera o un lenzuolo perché emana un odore, ci interessa se l’armadio ha la coperta della nonna o il lavandino ha la forma di un cuore. Quello spazio vive, noi ci sentiamo parte di esso e lo sentiamo parlare ogni volta che vi entriamo e ci lasciamo il mondo alle spalle per rinchiuderci dentro: dove l’intimità si rannicchia e l’anima si trastulla. In questo magico luogo le immagini fanno eco dentro di noi, il nostro passato galleggia sul presente, e risuona e assorda piacevolmente l’anima.

mercoledì 4 settembre 2013

Un, due, tre. Triplo Orgasmo mortale


Avete presente la frase: “Vedi Napoli e poi muori”? Ecco, adesso spostate la stessa emozione che trasmette questa frase e pensate alla cucina. “Mangia al Celler e poi muori”. Si, perché dopo essere stati al Celler de Can Roca potrete solo implorare che la sensazione di brivido diffuso non se ne vada più dal corpo, dovrete sperare che la mente non abbia dimenticanze, dovrete invocare il palato perché rimanga per sempre cosparso di quei cibi così deliziosi. Entrando al Celler non solo avrete un brivido freddo che vi farà inturgidire la lingua, inarcare la schiena e sfarfallare lo stomaco, avrete un piacere così totalizzante, così immensamente prepotente, così diverso da ciò che avrete provato fino a quel momento che vi sembrerà di entrare nel Paese dei Balocchi mentre il diavolo vi sfrega una piuma sul clitoride.

mercoledì 21 agosto 2013

Estate barbara


Quando ero piccola, l’estate finiva con lo scoccare della mezzanotte del Ferragosto. Sistematicamente la mattina del 16, le spiagge si svuotavano, i lettini erano deserti e nessun asciugamano appeso più agli ombrelloni. Il mare in burrasca e il vento tagliava le guance, Estate finita, Arrivederci. Agosto è sempre stato il mese della vita vissuta a metà tra la voglia di costume da bagno e l’angoscia del ritorno alla scuola. È sempre stato il mese dei cambiamenti, delle giornate che si accorciano, degli amori che si salutano e dei ricordi che danno una sberla alla felicità. Agosto è sempre stato il mese del dentro o fuori, delle decisioni prese a due mani, del pulviscolo tra luce e ombra, del vatteneaffanculo che a Settembre ricomincio una nuova vita.
Agosto è come se fosse l’ultimo mese del calendario dell’amore, quell’amore che, iniziato in Novembre, con il primo freddo, con la voglia di scaldarsi, con il desiderio di coprirsi l’uno dell’altro, finisce con l’uscita allo scoperto del Re, che in fondo tanto Re non era. Si, perché ad Agosto dimostri davvero di non avere gli addominali, ma dimostri pure di non avere nemmeno un cervello, di un cuore, poi, neanche l’ombra. Ad Agosto togli le maschere, fa troppo caldo per quelle, mica sei al carnevale di Venezia (e poi il carnevale è a Febbraio e li di coperture ne hai parecchie). Agosto è il mese delle chiusure, quelle nette, poi se devi riassettare o ricucire o che ne so, fare qualcosa ci pensi in Autunno, quando le fiamme si sfiammano. Agosto che non passa mai, e che se ti saltano le vacanze sei fregata. Agosto che è solo l’ultimo mese di una lunga serie di mesi estivi che ti hanno dato fastidio: al corpo, alla mente e al cuore. Allora diciamola tutta che è l’Estate che scopre gli altarini. Era meglio starsene al calduccio in casa se poi ti deve capitare tutto questo delirio.

giovedì 15 agosto 2013

Se non sei PRONTO a mordere è inutile che ringhi


Agosto di cambiamenti. Di valige da fare, e da disfare, e poi da fare un'altra volta. Una volta in più. Una ancora. Agosto di resa dei conti. Agosto di conti che devono tornare. Agosto che è un ultimo sforzo di pazienza e, poi, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammece 'o passat, se il passato s'è scordato di noi.
Agosto di cavalli di razza che si vedono all'arrivo. Nel senso che, giunti alla fine, al traguardo, al capolinea, aquellochecazzovipare, bisogna stare a vedere com'è che si rimettono in corsa, e si lanciano nuovamente al galoppo.

Agosto che mi devi portare bene. O, almeno, mi devi portare. Da qualche parte. Una qualunque. Basta che mi porti. L'immobilità mi manda al manicomio. Agosto di coraggio preso a due mani. E di prese di posizione. Perché va bene tutto. Tranne le prese per il culo. Per quelle, abbiamo già dato. Abbi pazienza. Agosto che, col caldo, ci si deve spogliare non soltanto dei vestiti: via pure le maschere, le bugie che feriscono, gli inganni che fanno lo sgambetto alla fiducia. E quella, povera, inciampa. Agosto senza saldi. Senza sconti di onestà.
Agosto che un vincente trova sempre una strada. Un perdente una scusa. Agosto di punti di rottura. Non più di sutura. Ho finito ago e filo. Adesso è dentro. O fuori. Agosto senza scuse.

(Antonia Storace da Il giardino dei ciliegi)

sabato 10 agosto 2013

Chi dice riviera, dice Fantini Club



I lettini Deluxe del fantini Club. Un vero lusso per chi si vuole rilassare e stare comodamente sdraiato in un lettino a due piazze. 
Bologna in Agosto è impraticabile. Impossibile pensare di uscire da casa, anche solo per prendere un caffè. Un vento bollente, quasi un phon ti si spara addosso e ti impedisce persino di respirare. Non parliamo poi di andare in bicicletta, anche per una che in bici ci vive, azzardarsi a saltare in canna per andare in centro è come avventurarsi nel deserto senza una borraccia ricolma d’acqua. Amo Bologna in estate, ma quando l’estate si fa così afosa proprio non ce la faccio a vivere la mia città, mi limito ad uscire dopo le 22 e a fare un giretto alla ricerca di un pò di venticello che puntualmente gioca a nascondino. Ma, e per fortuna esiste sempre un Ma, noi bolognesi abbiamo una fortuna che altri non hanno, abbiamo la Romagna. Dite pure quello che volete, si certo l’acqua non sarà cristallina, la spiaggia non rifletterà l’ideale caraibico, ma la Romagna offre così tanto in termini di cordialità, possibilità e divertimento che tutti ce la invidiano. Non è necessario avere acque verdi per essere meravigliosi, così come non è sufficiente avere le spiagge larghe per avere l’etichetta di luogo più divertente d’Italia. In Romagna c’è di tutto. E allora in un’oretta, noi felsinei accaldati ci prendiamo trenino o macchinina e in un lampo ci immergiamo in questa fantastica terra dalle mille sorprese e dalle innumerevoli risorse e in Agosto, ma non solo, andiamo a prenderci un po’ di fresco.

giovedì 8 agosto 2013

Riposa in pace, dolce Alice


Blue non ha parole. Non ha respiri. Non ha battito. Blue è sconvolta da ciò che oggi ha visto sotto i propri occhi. Blue chiede un attimo di silenzio per il dolore di una famiglia, che ha perso la cosa più importante che possa esserci nella vita: un figlio. Blue chiede un minuto di silenzio per Alice Gruppioni. La piccola Alice che ha visto i suoi sogni troncarsi a causa di un pazzo che l’ha travolta mentre era in viaggio di nozze.
Mi stringo intorno a Katia, la zia, donna che amo profondamente e che non passa giorno da quando la conosco, che non sia nei miei pensieri. Oggi con una stretta forte ho sperato che un po’ del suo immenso dolore fosse alleviato dal nostro abbraccio.

Blue si unisce al dolore di un padre, provato dalla grande sofferenza di perdere ciò che di più prezioso ci regali l’esistenza.
Riposa in pace dolce Alice.

mercoledì 7 agosto 2013

Giorno e notte A Spasso con Blue


Questo post è dedicato a Voi. A Voi che mi leggete, mi seguite, mi scrivete. A Voi che anche se posto a tarda notte un commento arriva sempre. A Voi che dal 2009, anno di nascita di AspassoconBlue, siete sempre di più. A Voi che non c’è caldo o freddo che tenga, non c’è segnale tolto dalla gita in barca o dalla gola di una montagna. A Voi che fa sempre bene leggere AspassoconBlue prima di dormire, come se fosse una favola notturna che aspettate. A Voi che mi date coraggio, mi fate sorridere e spesso, mi date le perle di vita che poi io trasferisco sullo schermo. A Voi, donne o uomini, che avete deciso che leggermi è un piacere mattutino, come un rito quotidiano insieme al cappuccino o al giornale. A Voi che quando avete scoperto la mia vera identità vi siete stupiti immensamente, perché Blue è Blue e non può essere nessun’altra persona. In effetti Blue è una gemelli e voi avete scelto quella che scrive di vita, non quella che fa un lavoro normale (che poi se vogliamo vedere tanto normale non è). A Voi che mi mandate messaggi in privato, perché scrivere in platea a volte diventa faticoso.
A Voi che mi pregate di scrivere, ancora una volta, magari raccontando cosa vi è successo. A Voi dedico questo post perché ciò che in questi giorni mi ha fatto riflettere è l’immensa quantità di messaggi privati e mail che ho ricevuto.

sabato 3 agosto 2013

Cuore.Ti sei di nuovo buttato dal condominio?


Amore e Psiche
I sassi nelle scarpe. Le schegge sotto le unghie. Le ciglia negli occhi. Le pietre sul petto. Quali di queste cose danno più fastidio? Quali fanno più male? Sono dolori diversi, elementi impercettibili agli altri, ma che si fanno spazio sul quel corpo martoriato, o dentro a quell’anima pesante, sono sofferenze che pesano su di te, prepotentemente. Ma c’è un dolore, uno così forte da non farti più stare in piedi, quello che ti costringe a chiuderti in casa, quello che se non l’avessi mai provato penseresti non esistesse. Il dolore più grande che tu possa provare è quello del cuore.

mercoledì 31 luglio 2013

La possibilità di un deserto


A un certo punto della vita il tuo corpo è un deserto. Un deserto arido, soffocante, senza orizzonte. Un deserto rosso, polveroso, senza vie di uscita. Nel deserto l'orizzonte è sconfinato, offuscato, privo di vie d’uscite. É un piano mobile, una paura disorientante, un luogo infinito, desolato, cinico e spietato. Il deserto ti toglie le forze, ti annebbia lavista e ti fa perdere la bussola. Non pare dare possibilità, dove ti giri, ti giri vedi solo sabbia che ti entra nelle orecchie, nella bocca e che ti bolle sotto ai piedi. Il deserto è sacrificio di giorno e desolazione di notte, quando l'aria si alza e il vento secca le labbra. Per superare un deserto é necessario saper ascoltare il silenzio, non solo il proprio, ma quello che invade tutto, sì perché il deserto si prende tutto, ogni singolo angolo di ciò che ti ruota attorno.

venerdì 26 luglio 2013

Osteria delle Rose. Dove vanno le foodBloggers quando a Bologna fa caldo


Vista dell'Osteria delle Rose

Chi dice che in estate a Bologna non c’è mai nulla da fare ha due grandi problemi: è una persona che non si interessa alle attività della sua città e non ha mille amiche Bloggers come me. Non è affatto vero che Bologna, con 40°, non offre opportunità, non le da se sei una persona che sta seduta alla scrivania a guardare la polvere che si accumula, non ci sarà mai niente da combinare se te ne stai incollato alla sedia ad aspettare che la vita succeda e ti bussi alla porta una qualche iniziativa carina che ti porti fuori da casa. Non lo dico per essere sempre la solita, lo affermo perché io, a Bologna, in estate faccio un sacco di cose, vedo gente, scopro posticini nuovi che aprono e mi informo su dove andare a prendere un po’ di fresco e mangiare qualcosa di buono che allieti le mie serate. Certo, avere amiche gastrofissate e foodbloggers, aiuta molto a non annoiarsi, ma poi anch’io ci metto del mio e prendo la bicicletta e mi muovo verso nuovi orizzonti che al tramonto prendono un colore diverso e tingono i capelli di un rosso più acceso.

Il Menu dell'Osteria delle Rose, RedPassion
L’altra sera la nostra scelta è caduta su una Temporary-Osteria, l’Osteria delle Rose. Ristorantino tipico bolognese, pochi piatti ma tutti della tradizione con tavolini e tovagliette di carta allestiti nella splendida cornice di Villa delle Rose. E qui spezzo una lancia a favore di una delle ville che amo di più della mia città.
Questa villa è un'antica residenza di villeggiatura edificata nel '700 al posto di una preesistente dimora di campagna appartenuta agli Spannocchi. La scalinata, meravigliosa e di grande impatto visivo si scorge da via Saragozza e sale fin sul porticato dell’edificio, in origine il suo nome era Villa la Scala. Nel 1800 la proprietà passa ai Pepoli e successivamente ad altre famiglie fino ai Armandi Avogli, che nel 1907 affidano all'architetto Dante Trebbi l'opera di restauro della villa e del giardino. Per donazione dell'ultima proprietaria, Nerina Armandi de' Piccoli, nel 1916 il Comune di Bologna acquisisce l'immobile e lo adibisce a sede della Galleria D'Arte Moderna verso la fine degli anni '20.
Dopo essere stata anche un ospedale con la seconda Guerra fino al ‘75 funge da contenitore d’arte per poi rimanere chiusa molti anni per ristrutturazione per poi diventare la dependance espositiva della Galleria D'Arte Moderna.

I Sott'Aceti e il grasso fatto in casa 
In questa cornice, piena di fiori, arte e storia, l’altra sera si è consumata la nostra cena tra risate, confidenze e pettegolezzi, tra una crescentina e una tigella, tra prosciutto, salame, mortadella Bologna, squaquerone e Pignoletto come se piovesse. L’atmosfera amicale e anche un po’ tipica da foodbloggers con macchine fotografiche e tra occhi di commensali increduli, una serata ad assaporare tortelloni burro e salvia e tagliatelle alla Bolognese e per finire un bel piatto di melone fresco in compagnia degli artisti che in questi giorni si stanno alternando in Quelli che…l’estate in città con il cartellone estivo del Teatro delle Celebrazioni.
Vino come se piovesse, per combattere il caldo è necessario
Sarà possibile mangiare e divertirsi al fresco di Villa delle Rose fino al 25 Agosto e partecipare ad un contest super cariño per vincere una cena all’Osteria. "Quelli che... L'estate in città" lancia sul suo profilo facebook/QuelliCheLestateInCitta il contest fotografico: "Fotografa Quelli che... L'estate in città e conquisti una cena per due all'Osteria delle Rose". Come funziona? Basta partecipare agli spettacoli, fotografare, postare su FB. Lo scatto più bello sarà votato ogni settimana e i "mi piace" saranno l'elemento decisivo perché la foto più amata sia scelta. 

Eccole alcune FoodBloggers all'ingresso sulla scalinata di Villa delle Rose, ma ne mancano ancora molte.
Davanti: Carmen di Le Temps des Cerises, Francy di Burro e Zucchero
Seconda fila: Marilù di Polvere di Peperoncino, Veronica di Cucino per Te Scemo, Martina di CurvyFoodyHungry, Livia di Rock and Food
mancano nella foto Bebe di ApranzoconBea e Luca e Sabrina di Sapori Divini alle prese con le loro due pupattole.
Chi sia Blue di AspassoconBlue ve lo lascio immaginare...l'unica a non essere una FoodBloggers ma a scrivere ugualmente di cucina



Avete ancora il coraggio di dire che in estate, a Bologna, non c’è nulla da fare?

Osteria delle Rose
Fino al 25 Agosto
via Saragozza 232- Bologna








giovedì 25 luglio 2013

Lo sguardo è una scelta


"Che differenza c'è fra occhi che possiedono uno sguardo e occhi che ne sono sprovvisti? Questa differenza ha un nome: si chiama vita. La vita inizia laddove inizia lo sguardo. Lo sguardo è una scelta. Chi guarda decide di soffermarsi su una determinata cosa e di escludere dunque dall'attenzione il resto del proprio campo visivo. In questo senso lo sguardo, che è l'essenza della vita, è prima di tutto un rifiuto. Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell'orifizio di un lavandino. Per vivere bisogna essere capaci di non mettere più sullo stesso piano, al di sopra di se stessi, la mamma e il soffitto. Bisogna rinunciare a uno dei due e decidere di interessarsi o alla mamma o al soffitto. L'unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta".

(Amelie Nothomb, da "La metafisica dei tubi")

martedì 23 luglio 2013

Mantova, Palazzo Te e la favola di Amore e Psiche specchiata nel pavimento di Alfredo Pirri


Quando ci accostiamo a un’opera d’arte, senza altri interessi se non quello di sentirla il più intensamente possibile, oltrepassiamo i limiti di ciò che non possiamo sapere, i limiti della nostra ragione. Secondo Kant e i romantici, l’artista gioca liberamente con la sua facoltà conoscitiva e secondo Schiller, la sua attività è come un gioco ed è solo quando l’essere umano gioca che diviene libero perché è lui a creare le proprie leggi.
Palazzo Te
Giulio Romano ha giocato sempre, ma soprattutto lo ha fatto, creando  il palazzo del Te, la sfarzosa residenza di Federico Gonzaga, costruita tra il 1526 e il 1534 sostituendola a una scuderia. Un monumento singolare esente da limitazioni di carattere pratico e tecnico in quanto Giulio aveva a disposizione mezzi i economici elargiti dalla famiglia Gonzaga e la disponibilità da parte di Francesco che apprezzava la poliedricità Giuliesca di essere architetto, artista erede di Raffaello e consigliere sulle scelte della fastosa corte gonzaghesca. Una sede che non solo ha visto brillare una dinastia sotto il profilo architettonico e artistico ma che ha avuto grandi albe anche nella cucina dominata dalla personalità dello chef Bartolomeo Stefani che, nel XVII secolo, scrisse un importante trattato di cucina in cui faceva notare come gli alimenti non fossero mai “contro stagione”.

mercoledì 10 luglio 2013

Giubilare lo sguardo verso un'alba bolognese


Bologna all'Alba vista dai tetti

La cosa che amo di più di Bologna è quando, nelle mattine d’estate, rientrando da una nottata con le amiche, arrivo in via Murri e aspetto che apra il CapoNord per bermi il cappuccino con la schiuma fredda dell’Anna. Seduta fuori, con una leggera brezza che m’inturgidisce la pelle, il mio sguardo si perde nell’Orizzonte. Silenzio, calma, uccellini che cinguettano. Fresco, serenità, vento che ti accarezza.
Mentre la schiuma mi rimane inevitabilmente sui baffi, apro il giornale. È domenica, o forse sabato o un qualsiasi giorno d’estate in cui Bologna viene baciata dall’Alba. Io sono li che osservo distrattamente un panorama che amo, immersa dal silenzio di una città che tra poche ore sarà invasa dal traffico. Penso, leggo, mi getto a capofitto sul mio Cappuccino, la città in quel momento parla. Mi sussurra il suo amore, mi dichiara la sua passione, mi promette che sarà mia per sempre. È proprio così, Bologna sarà mia per sempre, lo sarà perché ci arrivai poco più che adolescente e ci rimasi nonostante, di case, nel mondo, io ne abbia cambiate tante, Io la mia casetta bolognese non l’ho mai abbandonata. 

domenica 7 luglio 2013

La crostata di marmellata di fichi. Il piatto dell'amore di Blue


Dopo tanti anni passati a intervistare chef sul loro piatto dell’amore, a cercare di scoprire cosa si nascondesse nella loro vita sentimentale ed erotica che potesse essere messo sul piatto, dopo tanto tempo trascorso a intervistare, toccare, annusare, scrivere, osservare, carpire, colloquiare in ordine sparso per poi passare notti insonni a trovare la chiave vincente per ricostruire il rapporto amore-cibo, cibo-sesso, vita-alimenti, sempre in ordine sparso per la mia capacità o incapacità di essere ordinata, alla fine qualcuno l’ha chiesto a me, quale fosse il mio piatto dell’amore.

domenica 23 giugno 2013

Frettolosamente SI


Avete presente cosa significa organizzare il proprio matrimonio?
Quando qualcuno vi chiede se siete pronta a fare il passo insieme, a stare tutta la vita uniti e nel guardarvi con gli occhi innamorati tira fuori un anello che mai avreste pensato di vedere in vita vostra, addirittura tra un attimo quell’anello sarà posizionato nell’anulare sinistro, beh, quel momento capirete che tutto quello per cui avete lottato: l’indipendenza, la parità lavorativa, il bagno rigorosamente rosa e assolutamente vietato l’accesso agli uomini, il letto con mille cuscini che non lasciano spazio nemmeno ad un orsacchiotto, la carriera manageriale, beh in quel momento, quel fatidico SI manda a fanculo tutto. Ma proprio tutto.

lunedì 10 giugno 2013

L'olofrase che amiamo di più


Così è la vita:
Cadere sette volte
E rialzarsi otto.

Io alla fine sono caduta sette volte, il 7 del settimo mese, del settantasettesimo anno, il 7 che dovrebbe rappresentare un numero magico ma che a volte proprio per la sua magia ti fa trovare con il culo per te e tutto perché?
Perché ho analizzato l’espressione Io-ti-amo da un testo di Roland Barthes.

martedì 4 giugno 2013

Supportare – Sopportare. Tutta colpa di una vocale.


Nella vita, prima o poi, tutti abbiamo supportato qualcuno e prima o poi, tutti, siamo passati alla seconda fase che è quella di sopportare quello stesso qualcuno. Strana la nostra esistenza, per una semplice vocale cambiano le carte in tavola e ciò che prima ci sembrava qualcuno da difendere a spada tratta ora ci risulta qualcuno da cui difenderci sopportando l’amara verità di un tempo che cambia le cose o forse le persone o forse semplicemente gli eventi.

giovedì 9 maggio 2013

Ex


Siamo tutte state, almeno una volta, ex. C’è chi ne ha tratto vantaggio, crescendo, maturando e vivendo la cosa con la massima tranquillità e chi, invece, ne ha programmato una guerra aperta. Guerra alle nuove fiamme del proprio ex, mano ai coltelli, fucili con colpi in canna e proiettili affilati pare essere il motto. Ma se è ex dico io che bisogno c’è di mettere mano alle armi e combattere anche se ormai il sole è passato a miglior vita? Inutile arrabbiarsi, tirare fuori i denti o gonfiarsi di collera, quell’uomo non è più vostro e probabilmente non lo sarà mai più.

lunedì 29 aprile 2013

Le amiche. Che meravigliosa invenzione!


Le amiche sono la più bella invenzione del mondo. Charlotte York in Sex end the City disse che le amiche sono l’una l’anima gemella dell’altra e io, penso proprio che lei abbia ragione. Le amiche non passano mai di moda, a volte si allontanano un po’ per diventare grandi, a volte viaggiano in lungo e largo per trovare se stesse e a volte cercano l’amore oltre oceano pensando che al di là del mare gli uomini siano migliori ma puoi stare certa che quando arriverà il momento di chiamarle tutte alle armi allora si che prenderanno armi e bagagli, lasceranno il capo tenebroso, il compagno affettuoso o l’armadio estivo per venire da te che abiti in una piccola cittadina italiana chiamata Bologna. Le amiche non ti abbandonano mai, sono con te quando stai male per un amore finito, ti siedono a fianco per un lavoro andato a puttane, ti danno una pacca sulla spalla quando la meriti ma pure una sberla se hai fatto cazzate. Le amiche ti dicono che sei bella anche se non dormi da un mese, ti dicono che sei fresca anche quando hai messo le rughe, non ti diranno mai che il tempo passa, per loro tu sei sempre la stessa di sempre e non invecchierai mai. Allora mie care amiche è arrivato il momento di fare la valigia, prendere il vestito più bello, infilare tacco e rossetto nel beauty e armarsi di tanta pazienza, il momento si avvicina, Blue ha deciso di dirvi una cosa molto importante e l’appuntamento è il 29 Giugno a casa mia, poi la festa sarà il giorno dopo. La casa è quella delle bambole, con l’armadio di 6 metri per 4, il frigo sarà pieno, lo schermo lancerà immagini della nostra vita insieme, vi voglio in quella casa tra gli alberi al centro della bella cittadina felsinea. Il momento è arrivato comprate i biglietti, siano essi dei treni o degli aerei, se avete la bicicletta indossate le ginniche, ho bisogno di voi…

La mia mail l’avete ma se vi fosse scappata segnate con il lipgloss rosso sullo specchio  aspassoconblue@gmail.com

Vi amo
Blue