giovedì 31 maggio 2012

Silenzio. Parlano le macerie


La Pianura padana è polverizzata.
La zona della bassa mantovana, del modenese e alcuni paesi del ferrarese sono stati letteralmente rasi al suolo. Sono crollati edifici, si sono sventrati fienili e aperti squarci nel terreno. Sono cadute chiese, comuni, residenze storiche, torrette, cupole, rocche. Sono state evacuate migliaia di persone per il pericolo dei numerosi crolli che continuano a far tanta paura.
La mia terra è in ginocchio, io sono in ginocchio, il mio Io è in ginocchio di fronte alla catastrofe che sta causando la forza della natura.

martedì 29 maggio 2012

Blue BDay


“Era questo che mi spaventava: che dietro la grande amoreuse si nascondesse una piccola borghese che cercava la sicurezza nell’amore. Quel che mi attrae in te è che tu sei rimasta l’amante. Mantieni il fervore e l’intensità. E poi c’è il fatto che non è il piacere che posso darti che ti attrae a me, infatti lo ripudi quando non sei emotivamente soddisfatta. Ma sei capace di tutto e io lo sento. Sei aperta alla vita, e ti ho aperto io… Come ti amo quando ti rifiuti di comunicare col corpo, cercando altri mezzi per invadere l’intero essere. Eppure all’inizio non sopportavo la capacità che avevi di chiuderti, mi sembrava di perdere il mio potere…”
Anais Nin

mercoledì 23 maggio 2012

Raimondo Galeano e la pittura oltre il confine della notte




Nel 1558 Giovan Battista della Porta scrive il Naturalis Magiae, raccontando di meravigliosi fenomeni che si verificano in natura e interrogandosi su come si possa fare a far risplendere una oggetto nelle tenebre. Studiando assiduamente risponde con una ricetta a base di lucciole distillate e seccate dalla quale si ricava una polvere magica nota nell’ambiente del teatro per la sua peculiarità, incline a produrre effetti sbalorditivi. Della Porta studia e risponde al quesito ignaro del fatto che qualche decennio dopo Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, genio inquieto dall’intelligenza fervida e acuta, presterà attenzione proprio a quel passo descritto nel suo testo. Sedotto dalle potenzialità del composto incantato, Caravaggio lo applica nella sua agitata sperimentazione tesa allo studio della luce e all’impiego della camera ottica della quale si avvale per dipingere dal naturale. Nella magica miscela del pittore si rileva la presenza di argento, arsenico, zolfo, iodio, magnesio, materiali fotosensibili che accrescevano la luminosità del dipinto, migliorandone la profondità spaziale e permettendogli di lavorare anche al buio. Questi, usando distillato di lucciole dall’effetto fluorescente fissava temporaneamente l’immagine in un tempo compreso tra i cinque minuti e le due ore dando inizio, cosi, al suo operato che oltrepassava la soglia dell’oscurità. Più recente è invece, la scoperta fatta sull’acquerello di Van Gogh, Les bretonnes set le pardon de Pont Aven del 1888, in cui l’autore fece brillare le sue opere utilizzando alcuni colori fosforescenti. Sulla superficie del dipinto è stato rivelato un inconsueto splendore verdastro in corrispondenza delle macchie bianche. Pare che per ottenere questo effetto, Van Gogh, si servisse di un pigmento formato da ossido di zinco, tracce di solfuro di zinco e altri elementi metallici. Ne risulta che il colore si comporta come un materiale semiconduttore generando una fluorescenza verde. Le recenti scoperte, fatte da studiosi di varie università tra cui Roberta Lapucci per Caravaggio, hanno reso ancor più compatta e salda la ricerca sull’utilizzo del pigmento di luce in pittura.
Ai giorni nostri c’è un’artista che è riuscito ad oltrepassare il confine della notte con la sua pittura, è stato capace di scardinare i canoni convenzionali della semplice visione diurna di un’opera d’arte  consentendoci di trovare il visibile in ciò che prima si mostrava invisibile, la luce si è amalgamata con l’oscurità, il giorno con la notte, il percettibile con l’impercettibile, tutti a braccetto mettendo da parte i preconcetti della visione consueta a favore di un nuovo credo che ha consacrato Raimondo Galeano come “il pittore illuminato”, demiurgo della luce e profondo conoscitore delle tenebre che svelano realtà inaspettate. Il pittore della luce, che ha sempre cercato le risposte attraverso la pittura, facendo sì che sia lei a doversi trasformare per svelarci una nuova dimensione percettiva.

Raimondo Galeano classe 48’. Il suo percorso artistico inizia a Roma con i maestri della Scuola di Piazza del Popolo e nonostante il forte ascendente di Franco Angeli, Tano Festa e Mario Schifano, riesce a sganciarsi e riconoscere la sua strada non tra pennelli e barattoli di colore, bensì ricercandola tra particelle di atomi eccitati che liberando fotoni, rendono percepibile, al buio, un’opera celata che vive una doppia vita. Pittore della luce e primo artista contemporaneo a riuscire a fondere la percezione dell’opera diurna a quella notturna con l’utilizzo di un particolare pigmento luminescente (da lui sapientemente preparati rendendoli in grado di assorbire e trattenere la luce acquisita durante il giorno, per liberarla poi in sua assenza) con i suoi lavori notturni mette in evidenza ciò che esiste intorno a noi ma che spesso è dissimile da ciò che vediamo. Guardando il lavoro di Galeano la capacità di percepire l’ignoto, (percettività) si aggancia immediatamente all’illusione immaginaria dell’immagine e alla formazione stessa della visione, attraverso quello che Deleuze chiama, l’interstizio o spazio vuoto che, nella pittura di Raimondo, riconosciamo come spazio di emozione che separa il momento di passaggio dalla luce all’oscurità. Nel cinema di Godard, secondo Deleuze, l’interstizio tra le immagini é “l’assunzione ontologica di un non visto, di un invisibile che passa “tra” un’immagine e l’altra e che, riscatta l’immagine dalla sua illusione inscrivendola in un processo di svelamento”. Nella pittura di Galeano l’interstizio/spiraglio è la nostra commozione, l’attesa, lo stupore e se vogliamo anche la paura del passaggio vedo/non vedo o meglio vedo e poi mi accorgo di presenze oltre la luce. Il colore non esiste” esclama l’artista “perché in assenza di luce nessuno di noi sarebbe in grado di distinguerne alcuno”. In effetti, il colore non è una caratteristica fisica, ma è una sensazione elaborata dal cervello quando i nostri occhi percepiscono fotoni di una certa lunghezza d’onda. Secondo la fisica siamo noi esseri umani ad avere un determinato sistema visivo dando una percezione personale del mondo, ne deriva che il colore è una creazione umana e la vera natura delle cose è il buio. Ogni oggetto in realtà è oscuro e non emette un colore di per sé. La luce è sempre alla base di tutto. La luce è per me la madre di tutti i colori. Sono un pittore che con una tecnica particolare tenta di ribaltare dei concetti dati per scontati. Se tutto l’universo si rivela a noi attraverso la luce, io ho preso la luce e gli ho dato forma. Un dipinto di luce è come una stella la cui essenza viaggia all’infinito. E’ un misto tra scienza, poesia, pittura e cosmo. Non a caso molte mie opere si chiamano Navigatori del cosmo”. Così, imprigionando la realtà con la sua pittura ci apre un mondo sconosciuto dove le sagome prendono vita e si animano d’emozioni e sentimenti che corrono attraverso l’oscurità e rendono percepibile ciò che prima era nascosto. Un dialogo con l’universo al quale l’artista invia immagini che viaggiando a  trecentomila chilometri al secondo vivranno nello spazio all’infinito. A tale proposito mi viene spontaneo ricordare un’affermazione del noto scrittore britannico Terry Pratchett per cui “La luce crede di viaggiare più veloce di tutto, ma si sbaglia. Per quanto sia veloce, la luce scopre sempre che il buio è arrivato prima di lei, e l'aspetta. Ma le opere di Galeano non si limitano ad essere solo pittoriche e rimanere appese alle pareti, al contrario assoggettano anche l’oggetto. Sono innumerevoli gli oggetti decontestualizzati e fatti divenire opere d’arte tridimensionali tra cui vasi, anfore, orci, ventagli, vespe che attraverso il lumen si guadagnano l’immortalità. Sono parte integrante del lavoro dell’artista anche le performance in cui lo spettatore può, finalmente, riuscire a scorgere la sua ombra sulla tela, la sua anima rimane impressa e ognuno di noi può diventare un navigatore del cosmo viaggiando a velocità insospettata. In questo frangente, l’artista riesce a catturare l’essenza dell’anima delle persone guardando al grande Leonardo che in merito all’ombra scrisse: "Il secondo principio della pittura è l'ombra del corpo, che per lei si finge, e di questa ombra daremo i principî, e con quelli procederemo nell'isculpire la predetta superficie". L’ombra è la prova visibile dell’esistenza e della fisicità del proprio corpo e Galeano riesce a farne prigionieri i contorni.  Cosi, nel mito della caverna di Platone, le ombre diventano allegoria della prima forma di conoscenza di un’umanità schiava delle percezioni sensoriali, che non è in grado di voltarsi per guardare direttamente la luce del sole dietro le loro spalle, mentre nelle performance di Raimondo possiamo voltarci e rimanere attoniti dal fatto che la nostra ombra sta li ad guardarci con la stessa intensità con cui la osserviamo noi.


Ma non è finita qui. Abbiamo conosciuto il lavoro di un’artista che è rimasto chiuso in una cantina a studiare la luce per un’intera vita ed ora è arrivato ad una ulteriore evoluzione della tecnica dell’uso del lumen. Dopo trent’anni di sperimentazione, Galeano si è accorto che accostando al pigmento di luce verde, un altro pigmento di luce blu, la figura sembra solcare la terza dimensione. I soggetti delle sue opere fuoriescono dal limite della bidimensionalità e addirittura paiono mutare man mano che ci si appresta a starvi di fronte, l’opera che vedremo sarà diversa da quella dell’attimo prima. Di fronte ai nostri occhi si manifesta un fenomeno a dir poco incredibile. I quadri di Raimondo Galeano mutano con il tempo. Come ne “Il ritratto di Dorian Gray” in cui il protagonista chiede che il quadro regalatogli da un artista “possa invecchiare al posto suo” in quanto “il pensiero del tempo che passa lo distrugge”, così nella desolazione del buio di una stanza, immersi nell’oscurità più totale ci si riproporrà esattamente ciò che Wilde sembrava aver predetto scrivendo uno dei romanzi più importanti per l’estetismo letterario decadente. Una magnifica Marilyn Monroe si trasformerà da sensuale icona a teschio raffigurante la morte cosi come altri soggetti rappresentati, da carnali e lascivi personaggi, assumeranno l’immagine del tempo che scorre, diventando vecchi.  Aveva espresso un pazzo desiderio: che potesse lui rimanere giovane, e il ritratto invecchiare; la sua bellezza restare intatta, e il viso dipinto sulla tela portare il peso delle sue passioni e dei suoi peccati. [...] Pareva mostruoso persino pensarci…”
Galeano genio incompreso, ma sicuramente genio.


Davide e Golia, luce su tela visione diurna e notturna










domenica 20 maggio 2012

Paralisi emotive e terremoti dell’anima.


Terremoti emotivi. Scosse emozionali. Sismi del cuore. Movimenti tellurici dell’anima. Stanotte la terra ha tremato. Si è mossa, spostata, agitata, incazzata, ha gridato con urlo potente la sua forza. Stanotte il pianeta ci ha fatto dondolare come su un’altalena, ma non è stato affatto divertente. Gli spostamenti dell’anima si sono allineati a quelli della terra. Oggi, 20 maggio 2012 ore 4.04, l’allineamento delle Pleiadi, con Sole e Terra (già predetto dal calendario Maya) ha fatto ondeggiare tutto, comprese le nostre emozioni. Le città maggiormente coinvolte sono state Bologna, Ferrara, Mantova e Modena con magnitudo 5.9. Saranno coincidenze, casualità o accidentalità, saranno combinazioni, circostanze o altro ma la verità è che in questi giorni mi sentivo come attraversata da un uragano, in preda a una tempesta imperfetta e nera dentro, a tal punto che la vista mi si è annebbiata dalla rabbia. L’energia del suolo mi ha trasmesso il suo scossone, il cielo il suo colore plumbeo e il clima un gelo diffuso dentro e fuori da ME. Si, lo confesso sono completamente in preda a una “paralisi emotiva” che non mi fa controllare ne parole ne gesta.  Sono posseduta da una “diavolica senzazione” che abbisogna di essere esorcizzata. Un gatto dentro che con il pelo dritto per l’incazzatura ha smosso la mia tranquillità e appannato il mio pensiero.

giovedì 17 maggio 2012

Immaginazione, divertimento e audacia nelle dolci creazioni del postrero Jordi Roca






Ne “Il profumo” di Patrick Suskind si enuncia che “Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell'apparenza, del sentimento e della volontà. Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo, essa penetra in noi come l'aria che respiriamo penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente, non c'è modo di opporvisi. La storia e le credenze dell'uomo sono, dalla notte dei tempi, legate al profumo. Per i Romani e i Greci gli odori servivano a sviluppare complesse funzioni rituali. Per la sua inconsistenza, l'odore, evoca una presenza spirituale e ricorda la natura dell'anima. Nelle religioni orientali è sinonimo di perfezione, bellezza e virtù.
Se nella nostra quotidianità l'olfatto non è un mezzo di comunicazione esplicito, i profumi e gli odori divengono, comunque e inevitabilmente, parte della nostra percezione del mondo. Quanti di noi, potrebbero dimenticare la mattina precedente il Natale, quando dal letto della propria stanza, accecati dalla luce che entrava dalla finestra, l’odore del latte caldo e della torta nel forno, anticipavano una ricca colazione fatta dalla mamma. In quel momento in cui, ancora assonnati, scendevamo le scale in direzione cucina, tra sogno memoria e illusione nasceva in noi un’unica domanda: “E se in questo momento stessimo sognando di vivere?” Se il profumo che si propaga nell’ambiente fosse semplicemente il ricordo di un altro momento passato o magari il nostro desiderio di trovare una focaccia fumante che emana aroma di cannella? “Se in questo momento stessimo sognando di vivere” probabilmente capiremmo, dal basso della nostra giovane età che “coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte”.

martedì 15 maggio 2012

Una Cinderella contemporanea.


A volte mi chiedo perché dovrei crederci ancora, all’amore. Perché dovrei sprecare il mio tempo con un uomo. Perché dovrei ritagliarmi spazio per un’altra persona che non sia io. Perché dovrei credere che esiste l’uomo per me e soprattutto perché dovrei credere agli uomini. I maschi sono una razza strana, incomprensibile, diversa, aliena. Un universo che non capiremo mai, vivono la loro esistenza nascondendosi dietro a frasi tipo “ non mi voglio impegnare”, o “ non è il momento giusto”. Ma quando cavolo è il momento giusto per loro? E poi cosa significa. Certo quando siamo a letto è sempre il momento giusto, si per durare otto minuti e mezzo, per dire che sono la donna perfetta, per disarmarti per la mia bellezza. Quando sono nuda sopra alle lenzuola con i capelli che accarezzano la schiena, supina con le gambe unite, con le mani sotto al cuscino è il momento giusto per qualsiasi cosa, ma poi fuori dall’alcova mal consumata le parole cambiano.

lunedì 7 maggio 2012

I sogni si avverano sempre


I sogni si avverano sempre. Basta andarseli a prendere.


Lo dico sempre io. Ciò che desideri intensamente, prima o poi, ti si presenta alla porta e ti da due possibilità, andare o stare. Se sia meglio andare o al contrario, stare, io questo l’ho sempre saputo. Non ho mai avuto dubbi sul lanciarsi senza paracadute o saltare un fosso a piedi scalzi, non ho mai meditato troppo su prendere un aereo o cambiare città, mai tentennato di fronte a una scelta qualunque essa fosse. Sono sempre stata sicura che il mio destino fosse scritto nel librone magico e quindi qualsiasi azzardo mi fossi permessa, sarei caduta in piedi o magari in ginocchio (che a volte fa male per un attimo, ma poi passa subito).