lunedì 28 febbraio 2011

Mentre cammino...

Mentre cammino, penso e ripenso mi guardo intorno e scorgo una miriade di immagini, alcune mi piacciono altre meno; negozi, botteghe, panettieri, calzolai, donne uomini, cani, bambini che urlano, pakistani che invitano a comprare la frutta, allegre signorine che chiamano clienti… e io sono li che passeggio e penso alla gente che mi ruota intorno, al mondo che gira e sembra sempre lasciarmi ferma nello stesso punto. Mi blocco davanti ad una vetrina di scarpe e le osservo tutte come se fossero oggetti sacri su cui inginocchiarsi, come una bambina che aspetta il lekkalekka attendo che i miei occhi si posino su quel modellino rosso fuoco in pelle con tacco 12 e fiocco in raso. Nemmeno a dirlo in un batter di ciglia sono già a strisciare la carta di credito. Esco dal negozio e sono ancora più sola di prima con l’unica differenza che il mio conto in banca è sempre più deserto, ho fatto ossigenare i miei pensieri per un attimo ma le cose non sono cambiate. Mi chiedo se ci si può sentire soli in una città piena di gente e perché una donna con una vita ricca di tutto non riesca a riempire quel vuoto che pesa sulla sua anima cercando di occupare lo spazio con oggetti che rimangono il tempo di uno sguardo..? Abbiamo creato dimore perfette per persone abuluche e labirinti dai quali non riusciamo ad uscire pieni di  enigmi che non riusciamo a risolvere. 


È proprio vero che voglio essere single …? O è solo una condizione che mi impongo per non mostrare agli altri quanto sono infelice..? 
Se sei sola vuoi essere accompagnata e quando sei fidanzata vuoi tornare a vivere da ragazzina…questo non essere mai soddisfatte di ciò che si ha ci ha portato a questo…?!!!

Madrid ore 17, ho appena preso un caffè da Pan&Company mi prendo il tempo di respirare e passeggiare un po’ in direzione Paseo del Prado. Piango

Ma ormai io piango sempre e non so nemmeno il perché.

TO BE CONTINUED…

giovedì 24 febbraio 2011

Ryanair poco low molto cost







Inizia così il mio weekend nella settimana di Arco fiera dell’arte contemporanea che vede ogni anno migliaia di visitatori riuniti nella spendila capitale spagnola a godere delle delizie di questa città, tra marcha, fiestas, museos y compras. Gia me lo immagino, giornate saltellando tra tapas e pinchos baschi nei mitici Lizzaran e Txacolina rispettivamente in zona Callao e Latina, tanta arte visitando la Fresh gallery e My name is Lolita che quest’anno sono ospiti al JustMad 2 nella zona Velasquez e per ultimo lo shopping più sfrenato nella GranVia tra Blanco, H&M, Berska e Stradivarius. Arrivo in aeroporto a Bologna con una miss da volo, jeans stretti, canottiera bianca, giacca grigia con toppe ai gomiti in alcantara marrone e stivaletto color terra di Siena, a chiudere il cerchio, mille collane con i cuoricini comprate da “tutto a 1Euro” e bracciali come se piovessero che sotto al metal detector suoneranno come se il mio corpo fosse quello della donna bionica. Scendo dall’auto e le mie amiche sono già lì ad aspettarmi davanti al check-in di Ryanair.  

Intappi fuorilegge per la Capre che sfodera una AllStar borchiata all’ultimo grido, un leggins nero che definisce le sue zampette mignon e un cappottino classico blu acquistato in un negozio vintage parigino, il tutto contornato da una MiuMiu color cammello con ricche frange lunghe che strisciano sul pavimento. OneRed (alias Enry) gioca con i motivetti a teschio sfoggiando una keffia blu con disegni in swarovski sopra ad un golfino rosa a strisce rosse, orecchini e anelli rigorosamente con motivi teschiferi fanno da cornice ad un abbigliamento modaiolo e allo stesso tempo adatto ad un volo di quasi due ore. Non sono certo più sobrie le altre del gruppo, Maria Lety veste un abitino Desigual con scollo talmente profondo da imbarazzare i passanti e bloccarli in fila indiana, Rey è fresca come una rosa appena arrivata da Ibiza e per l’occasione calza tacchi vertiginosi di Laboutin con inserti in oro, sacca di Fendi logo e un’occhiale modello Colazione da Tiìffany, sempre uscita dall’ultima serie di Sex and the city. La Cami rimane nella sua semplicità sempre la più classica ed elegante non esagerando mai con abbinamenti strani o troppo vistosi,  è un po’ la Charlotte del gruppo, capello castano sempre perfettamente in ordine e pendenti a perla. La Vigno (per oggi) preferisce la comodità al tacco 12, quindi opta per una maglietta bianca Happiness e pantaloni stretti in scarpa da tennis. Ma una vacanza non sarebbe tale se non ci fosse la peggiore, la Cry che per il nostro strambo week madrileno si presenta con una Converse nera, jeans inguinali e una splendida shopping sac del caro amico Luigi Vuitton. 


Dopo un’attenta analisi di come ognuna di noi ha interpretato la partenza mi soffermo ad osservare il numero improbabile di valigie che hanno al seguito. Non posso credere ai miei occhi, abbiamo più bagagli noi che un esercito in partenza per la guerra, totale 8 maletas enormi e 8 mini trolli, ma con la promessa di avere anche delle piccole borse da riempire nel caso in cui ci fosse la necessità di comprare qualche pensierino per le amiche rimaste a casa, o per i famigliari. Avendo scelto di volare con Ryanair temo avremo seri problemi al rientro visto che hanno la fama di non essere flessibili con quelle come noi che esagerano con gli acquisti.



Io odio profondamente questa compagnia aerea, la trovo terribile, tutto ciò che non offrono è scadente come i loro servizi e il loro personale. Per il biglietto che paghi, spesso non cosi economico, (127,00€) devi sborsare soldi a parte per la valigia da imbarcare 30,00€ (andate/ritorno)per 15 Kg, per il giornale, il panino, l’acqua che vendono spacciandola per liquido dell’eterna giovinezza, visto che costa 3,00€ a bottiglietta e di questi tempi evidentemente deve proprio far miracoli. Manca pure che ti facciano elargire denaro per la carta igienica, che non è nemmeno presente ma  sostituita da salviettine di carta vetrata che sicuramente prendono all’Ld a prezzo scontato.
Vieni trattato come una pecora, in fila nell’attesa che ti uccidano con una rivoltellata, stai li ad aspettare il tuo destino mentre i motori si scaldano, mentre le persone fanno la corsa per riservare il posto non assegnato e mentre ti sta venendo una ingente nostalgia per Iberia.


Seduta, mi guardo intorno e un branco di persone felici sorridono beate e chiaccherano tra di loro, c’è chi sprizza la gioia della vacanza chi legge giornali d’arte ed è chiaro che lo scopo del viaggio sarà visitare gallerie e musei e famiglie felici multietniche che si riempiono la pancia di cibo precotto sedute sul sedile giallo/blu pagando un panino anche 7,00€ pur di far ingozzare la figlioletta per zittirla. Di fianco a me una coppia deliziosa di amici, due ragazzi sulla trentina, probabilmente con origini pugliese, sfogliano la LonelyPlanet e si consultano sul da farsi per la serata. Io faccio fotografie a tutto ciò che vedo, un pò per distrarmi dal continuo rumore dell’altoparlante che risuona in spagnolo jingles promozionali di schede telefoniche o profumi in sconto e un pò per documentare ciò che mi accade intorno.

Arriviamo a Madrid, il volo pessimo, la fame alle stelle, la stanchezza sembra sparita e la movida che mi aspetta. Sono una donna fortunata, otto amiche, otto modi di vivere e di stare insieme, otto caratteri e otto look diversi che per quattro giorni condivideranno due appartamentini al Petite Palace, in una delle città più belle e divertenti d’Europa.

Otto splendide donne che hanno deciso di prendersi il tempo per ritornare ragazzine, ridere, scherzare e confrontarsi il tutto ricordandosi quanto è meravigliosa l’amicizia.





mercoledì 16 febbraio 2011

Breakfast at Barrow


La domenica è sempre una giornata strana, si dorme fino a tardi, ci si rigira nel letto come se fosse l’unico posto al mondo ad avere il ricordo del grande amante, ci sentiamo rapite da Morfeo senza possibilità di essere liberate, ma in fondo è un pò ciò che vogliamo. Quel calore diffuso di seta tigrata, quel telefono che non squilla mai, quella voglia di caffè che come per magia esce dalla Nespresso e ci viene recapitata direttamente sotto le coperte da un piccione viaggiatore. Come amo questo giorno, lo aspetto come si attende l’innamorato che rientra dalla battaglia o come  una sorella di Donne in attesa di Ingmar Bergman. Me lo prendo come riposo assoluto dal caos e dalla frenesia, dallo studio e dalla continua scrittura, dai problemi e dagli inghippi, ma anche dagli appuntamenti a champagne e polletti ai carciofi con uomini che non sanno far altro che parlare di lavoro. La mia alcova sta sempre li, mi ospita, mi coccola, mi consola, mi rammenta e alle volte mi costringe ad alzarmi come oggi. Cosa fare in una giornata dove tutte le amiche sono ancora a letto perché è troppo presto.? Quale strana idea può venirmi perché tutto prenda una piega di novità.? 
Se hai una sorella che ha fatto della sua vita un’innovazione decidendo di aprire un’impresa di imbiancature allora hai la chiave dell’enigma che tanto ti attanagliava sotto le coperte, se quell’angelo alato della Capreccion è al lavoro con la sua tutina bianca, tra pennelli a crine morbide, secchi di colore bianco e nastri di carta e se il suo aiutante è DarioDariotto il romano, allora ecco la soluzione: prendere un’auto blu e andare a colazione da Barrow.

Ore 9, mi infilo una calza 100denari, stivaletto Berska tortora un vestitino da brava ragazza con cinturino color fumo con fiore applicato, estraggo dal pozzo dei desideri una sella di Dior e compongo il numero della CosePuri che mi porterà a destinazione. Con fare gentile la centralinista Anna mi annuncia che in 7 minuti saranno da me, colgo l’occasione per comprare un paio di briochine integrali con il miele, succhi di frutta, cestini di leccornie al cioccolato e parto spedita sperando di trovare un’edicola e un tabaccaio. DIREZIONE  zona SAN FELICE.


Davanti alla vetrina di una delle botteghe uomo più In della città mi accorgo che è stata messa una carta mimetica sui toni dell’azzurro per impedire ai passanti di vedere ciò che sta succedendo all’interno, una scelta oculata che non fa cadere la raffinatezza che contraddistingue questo luogo. Con fare sicuro busso alla porta ed entro, mi ritrovo in un cantiere di teli copritutto e mobili da riassettare, ma anche di fronte ad uno degli spettacoli più ecclatanti degli ultimi mesi. In fila, come se mi stessero aspettando, belli più che mai, nelle loro tute alla moda, con cardigan a scollo V, perfettamente sbarbati e sorridenti, lo staff mi accoglie con un CIAO che mi fa dimenticare perché sono li. Fede, Simone, Andrea, Franz e Fabio, tutti insieme e per tutti i gusti dispensano complimenti e gentilezze per il mio arrivo. Ho pensato per un attimo di essere in paradiso, mi sono anche chiesta perché non fossi mai stata ad acquistare qualcosa in questa splendida fabbrica di sogni, forse perché sono single, ed essendo un negozio che veste solo uomo è impossibile che mi cimenti nell’acquisto di un capo spacciandolo per me o che dia da bere bugie su ipotetici regali da fare ai miei potenziali ma inesistenti spasimanti. Fatto stà che quella mattina mi sono trasformata in un’imbianchina esperta per poter godere di tanta bellezza, davvero ragazze non ci si può credere noi abbiamo un potenziale cosi in città e nemmeno ne siamo al corrente, andiamo a cercare uomini quando in realtà lì fanno delle selezioni spietate perché tutti siano strafighi e stracurati. Non capiamo proprio nulla, tra camicie di TomFord, completi di Gucci e piumini Moncler questa si che è stata una domenica all’insegna del lusso e della novità, ho imparato a dipingere i battiscopa mentre guardavo salire e scendere i commessi dalle scale, mi hanno insegnato a coprire i pavimenti per non sporcarli di vernice, ad attaccare nastri ai bordi degli angoli e a rifilare con un pennellino bianco le piccole sbavature di colore in giro per il negozio. Il tutto, mentre quell’Adone del proprietario a carponi intento a lavare il pavimento faceva scorgere un centimetro di schiena e quel gran pezzo di figliolo di Franz si cimentava nell’avvitamento di un tassello mostrando quella goccina di sudore sul viso che potrebbe veramente far perdere la testa ad uno stormo di cavallette impazzite.


È bello sapere che esistono uomini come loro, che ridono, gioiscono, lavorano ma soprattutto che amano le loro donne.

















martedì 15 febbraio 2011

Ma coiffeuse_









Rifletto sotto le mani della mia coiffeuse Ramona trasferitasi in un piccolo paesino della periferia in un negozio molto alla moda che ha il sapore dell’avanguardia con oggetti provenienti da tutto il mondo, caschi alternativi e prodotti naturali per clienti come me che amano essere Redpassion molto nature piuttosto che Punk platinate anni 80’. Quando sono qui mi si intorcigliano sempre i pensieri, è un momento che mi prendo per riflettere, per farmi coccolare con un bel massaggio alla cute e una tortura togli-sopracciglia per non avere l’aspetto di Marrabbio nel cartone animato di Licia e i BeeHive. Sono seduta sulla sedia stile indonesiano con la mantellina tigrata che si sposa perfettamente con la mia Muse YSL da collezione, il phon scalda l’ambiente e un caldo sole febbraino entra dalla vetrina. Attendo con ansia la riuscita del mio nuovo impacco Redken Shot Phase alla vitamina E con olio di avocado, una vera delizia per i miei capelli e per il mio ego profondamente narcisista. Tra una spazzolata e l’altra mi infilo nella zona relax per godermi al meglio questa pausa pranzo e quasi quasi mi dilungo una mezz’oretta per una cromoterapia accompagnata da musica lounge ed essenze profumate tra ambra, incenso, vaniglia e patchouly, il mio preferito.

Chissà perché le donne quando vanno dal parrucchiere si sentono sempre meglio, sarà per il fatto che amano cambiare o forse per l’attenzione che ci viene dedicata in quel frammento di tempo che ritagliamo tra i vari impegni, sarà ma è davvero incredibile come l’umore cambi improvvisamente e come un brutto anatroccolo incenerito possa trasformarsi in uno splendido cigno bianco.  Fatto stà che avevo proprio bisogno di questo per riprendermi da ciò che mi era accaduto questa mattina.

Mi alzo e in fretta e furia esco con tuta e ginniche, scappo fuori ancora con gli occhi sporchi dal sonno e come in coma mi dirigo a far colazione al bar di sempre di fianco a casa. Cappuccino doppio e brioche salata calda rovente. Sono proprio un’abitudinaria, una mattina si e una no da tutta la vita mi tengo in linea mangiando le stesse cose, alterno solo nei momenti di grande stanchezza in cui aggiungo un caffè al tanto lungo e amato risveglio. Mi siedo con il mio cagnolino sulle ginocchia a rilassarmi in preparazione di un venerdì intenso, come di consueto prendo il giornale con la cronaca della città mi adagio sulla poltroncina arancione e sorseggio attenta a non perdermi gli eventi del week. Programmo mentalmente la mia giornata mentre osservo alcune  signore e mi chiedo in quale razza di uragano si siano imbattute per avere un bulbo cosi elettrico e poco ordinato. Improvvisamente il mio sguardo cade sulla seconda pagina del giornale che riporta la scritta VERSO IL VOTO, Cancellieri domani parla, poco male se non fosse che sotto questo articolo mastodontico vedo la foto dell’uomo che mi ha spezzato il cuore, vestito da chef (cosa normale visto che quello è il suo lavoro) con in mano il piatto del piccione di nido su verza autunnale. Oh mio Dio..!! caccio un urlo che ferma anche i baristi intorno a me… mi sta per venire un collasso…leggo a tutta furia e spalanco gli occhi per vedere se è stata solo una allucinazione.

No non la è.

È proprio lui, bello come il sole con la sua giacca bianca a bordini rosso scuro che sorregge il piatto dell’amore, cavolo ma perché anche questa mattina sono riuscita a rovinare tutto mi chiedo…! Perchè non sto mai lontana dai guai, dopo mesi di silenzio proprio sul mio quotidiano doveva infiltrarsi… mi viene persino un pizzico di invidia al vederlo li con il suo sorrisone che sfodera le sue capacità culinarie per mostrarle al fotografo.

Prendo in mano il telefono in preda ad una furia assassina compongo il suo numero faccio due squilli e poi mi chiedo: “ma cosa stai facendo cretina, non si merita la soddisfazione che tu gli faccia le congratulazioni, in fondo perché mai…"

Chiudo il telefono.
Riprendo in mano la mia brioche, penso al mio bellissimo appuntamento da ZeroParrucchieri e poi esco dal bar comprando 24 copie del giornale.

Nota del giorno con 13minuti di autostrada uscita Altedo si risolvono i problemi di nervi di una cavalla furiosa come me quindi inutile raccomandarvelo amiche...spero che la prossima settimana ci andremo insieme.. a lavarci i capelli dalla Ramo.

ZERO PARRUCCHIERI
Via GALILEO GALILEI, 1 40051 – Altedo Bologna
Tel: 051/871255 

sabato 12 febbraio 2011

Waiting for happiness_

La felicità è talmente vicina che a volte non ce ne rendiamo nemmeno conto. Cosa stiamo cercando per esserlo e per far sì che si insinui nella nostra vita quel senso di farfalle allo stomaco perenne che ci fa stare bene? Siamo così sciocche e immerse nella società del consumismo da non renderci conto che questo stato d’animo che tutti cerchiamo è cosi appiccicato a noi da formare una seconda pelle seguendoci come un’ombra e portando persino il nostro stesso profumo. Troppo impegnate a pensare quale sarà il vestito giusto da sfoderare il venerdi sera, quale la scarpa all’ultimo grido e quale nuovo riflessante darà più luce ai nostri sfibrati capelli. Rimaniamo sempre abbondantemente concentrate su noi stesse continuando a giocare ad una caccia al tesoro risultandone sempre perdenti per il semplice fatto di non aver letto correttamente il bigliettino che abbiamo trovato sotto la pietra davanti a casa. Ma che cos’è la felicità.? È forse uno strano indovinello al quale non sappiamo rispondere o un rebus trovato sulla settimana enigmistica, o magari è il  ritornello di una canzone che ci frulla nella testa anche se ne abbiamo dimenticato alcune parole.? Quando usciamo tutte in gruppo, tutte agghindate e piene di oggetti fashion, borse griffate, pellicce ecologiche color cammello siamo veramente appagate.? E quando strisciamo la carta di credito per saldare il conto di un ristorante costoso possiamo dirci soddisfatte di aver trovato  un momento di quella bramata felicità che cerchiamo..?
Care le mie amiche mi dispiace ma io non so darvi risposte perché in ognuna di noi permea la propria.

Per la Capreccion “avere un gran telaio” e conservarlo fino alla fine dei secoli potrebbe essere una buona fonte di gioia per la Cry smettere di lavorare il sabato mattina per fare la barakka il venerdi notte sarebbe la chiusura del cerchio e diversamente Enrica col suo musetto saccente sarebbe pronta ad affermare a spada tratta che la sua felicità sta racchiusa tra le mura di un blog fashionista.





Donne diverse ma legate da un unico comune denominatore che a volte si risolve con l’acquisto di un  nuovo lipgloss e altre con la ricerca più concettualmente di uno status che pare non bastarci mai. Mia madre dall’alto dei suoi 50anni direbbe che siamo alla ricerca di momenti e non di condizioni continuative e sempre uguali, cerchiamo attimi che ci facciano venire la pelle d’oca dall’emozione e non abitudini quotidiane che impoveriscono la vita.
Allora cosa davvero si cela dietro questa parola, qual è il vero ideale di felicità e come possiamo impossessarcene e legarlo con una catena alla nostra esistenza?



mercoledì 9 febbraio 2011

La peggiore_La Cry

Ci sono donne facili da raccontare e altre che invece tardano a farsi riconoscere e rimangono in osservazione per molto tempo fin quando non arriva il momento d’apertura. Questo è il caso della Cry, un’amica di nuova generazione entrata a far parte della mia vita da pochi mesi. Un dolore comune l’ha legata alla mia sorellina e da quando si sono avvicinate sembra che un cordone ombelicale di sofferenza le abbia unite per sempre. È una gemellina come me, ha degli occhi grandi e dolci, in realtà molto tristi alle volte, ma profondi e sinceri tipici di una ragazza per bene. Un corpicino da bimba con un sederotto che sembra quello delle mutandine Roberta, frutto di ore e ore di palestra consumate giornalmente, un musetto saccente e ingenuo da responsabile commerciale con il taillerino e il tacco 7.  Divide la sua vita tra lavoro e palestra, durante la settimana non esce mai, se ne sta la sera tranquilla a curarsi le mani sempre perfette e la pelle sempre pulita e liscia, aspettando che arrivi in weekend per uscire con tutte noi che ora non possiamo piu fare a meno di lei. Elena è quella che gli uomini considerano la ragazza per fare barakka, quella con cui ti diverti sempre e con la quale vai volentieri a fare un aperitivo o una seratina al DocShow. E’ l’unica che abita fuori città e utilizza sempre la macchina, infatti è lei il mio radiotaxi preferito, passa sempre in orario e con il tassametro sempre spento, corse gratuite in cambio di risate consumate a parlare delle sue mestruazioni che non arrivano mai o della sua alimentazione talmente striminzita da non poter credere che possa reggersi in piedi. Non fa altro che correre, mangiare mele verdi e comprare vestitini taglia 36 che poi indosserà nelle serata speciali con le amiche o in qualche viaggetto in giro per l’Europa. 

Quando la vedo mi chiedo sempre come faccia ad essere ancora single, ma in fondo se riuscissi a trovare la risposta per lei la troverei anche per me e ahimé purtroppo mi sa che mi dovrò tenere questo dubbio. Mi chiedo cosa vogliano gli uomini, forse le donne serie non vanno più di moda, forse quelle che non si truccano, parlano senza dire parolacce e gesticolano finemente vanno gettate nel cassonetto…!! Forse son meglio le modelline ventenni che sfoderano tatuaggi e gambe secche e quando aprono la bocca non sanno unire un fa con un sol, è chiaro che in questa città come in altre, è preferibile una pecora bianca e analfabeta a un fenicottero rosa di chiara raffinatezza. Ma vogliono davvero questo gli uomini…?  o hanno solo paura di noi, con le nostre sfuriate isteriche, il nostro lavoro redditizio e i nostri fisici maturi ma ben tenuti..?
Tante domande, tante risposte…di una sola cosa sono certa… la Cry è davvero la peggiore di tutte noi…

Deontologia della vita

La deontologia, o etica deontologica, può essere intesa come l'insieme di teorie etiche che si contrappone al consequenzialismo. Mentre il consequenzialismo determina la bontà delle azioni dai loro scopi, la deontologia afferma che fini e mezzi sono strettamenti dipendenti gli uni dagli altri, il che significa che un fine giusto sarà il risultato dell'utilizzo di giusti mezzi.
Il più famoso deontologo è stato, probabilmente, Immanuel Kant (1724 - 1804). Il suo imperativo categorico (diviso in tre differenti formulazioni) determina un insieme di principi universali attraverso cui può essere giudicata la bontà delle azioni. Il nome "deontologia" deriva dal greco "deon" che significa "dovere". L'obiettivo di Kant nella formulazione della deontologia era stabilire un sistema etico che non dipendesse dall'esperienza soggettiva ma da una logica inconfutabile. Quindi, la correttezza etica di un comportamento sarebbe un dovere assoluto e innegabile, alla stessa maniera in cui nessuno potrebbe negare che due per due fa quattro.
Kant assegna alla logica, quindi, attraverso l'imperativo categorico il dovere di determinare la correttezza o meno di un'azione. Esso si fonda sull'idea della massima che divenuta universale contraddice sé stessa. L'esempio adatto è quello di chi si rifiuta di aiutare gli altri, perché è indifferente alle loro sorti. Kant, in questo caso, ci dice che un mondo in cui ognuno pensi solo alla propria felicità è coerentemente immaginabile; Kant, tuttavia, ci mostra come una volontà che istituisse questo principio si auto-contraddirebbe, poiché ogni singolo perderebbe la possibilità di essere soccorso nel momento del bisogno e questo non è razionalmente desiderabile da alcuno. Anche John Rawls è un deontologo. Il suo libro A Theory of Justice sancisce che dovrebbe essere creato un sistema di sana redistribuzione che segua un insieme di regole morali.
Altro deontologo e` stato Arthur Schopenhauer, feroce critico di Immanuel Kant nel suo saggio Il fondamento della morale. Schopenauer accusa Kant di riproporre sotto altre parole la morale teologica e che per evitare contestazioni, "con un minaccioso appello alla coscienza di chi dissente pretende di far tacere ogni dubbio" (Il fondamento della morale). Per Schopenhauer l' imperativo categorico di Kant altro non era che una vera e propria contradictio in adiecto poiche` il concetto di dovere ha senso solo in relazione a a una promessa di premio o a una minaccia di castigo. Stando cosi` un imperativo puo` essere, per dirla alla maniera di kant, soltanto ipotetico (condizionato a un premio o a una minaccia) e mai categorico (incondizionato).


Esistono le regole e certamente è bello infrangerle…certamente è eccitante fare una cosa con il cuore in gola e godere dell’adrenalina che comincia a pompare nel tuo corpo quando la paura di essere scoperti e la smania di infrangere un principio fondamentale della vita prendono il sopravvento sulla ragione, o semplicemente quando per semplice voglia di trasgressione si mangia un frutto velenoso sotto consiglio di uno sconosciuto e si crepa in preda a crisi di bava blu che fuoriesce dalla nostra bocca. La mia voglia di trasgressione o quella degli altri in realtà non centra molto con ciò che volevo introdurre copiando e incollando il significato etimologico della parola deontologia, che più che un senso vuole aprire un dibattito su quelle regole non scritte  che fanno parte della nostra esistenza ma che chissà perché puntualmente infrangiamo non curandoci delle conseguenze. Quali sono le cose importanti che meritano un posto sul podio dello star bene del singolo individuo, quali gli elementi che se non fossero presenti ci lascerebbero un vuoto, renderebbe la nostra vita un foglio bianco dove non è possibile scrivere perchè coperto da una patina lucida.  Cosa è obbligatorio difendere per vedere sempre tutto rosa come vedeva Edith Piaf ne “La Vie En Rose”. Lei probabilmente avrebbe messo al primo posto l’amore, anzi ne sono certa, cantava la sua vita in rosa speranzosa d’amore per non morire dentro. Cantava momenti di gioia tra le braccia dell’uomo che amava e sentiva il battito del cuore esplodere al solo averlo vicino.  “Quando mi prende tra le braccia e mi parla sottovoce, io, vedo la vita tinta di rosa…” L’amore è sicuramente il motore trainante dell’esistenza dell’uomo, senza amore la vita perde quel brio, quel brivido e quel pizzicore piccante che ci fa fare cose pazzesche come alzarci alle cinque del mattino per prendere un treno o un aereo per raggiungere il nostro amore. Esistono, però, vari tipi d’amore che si aggiungono a quello convenzionale, sono sicuramente diversi ma tutte le forme di questo sentimento straordinario vanno rispettate e vanno necessariamente inserite nel podio della vita perché questa sia speciale. L’amore tra madre e figlio, quello tra amici e per il lavoro, l’amore per la famiglia e per l’animale domestico, l’amore bisessuale o omosessuale, l’amore per la patria, per la casa e per la  macchina, quello per la squadra del cuore, per la motocicletta e quello per se stessi. Quali sono quelle che ci fanno più male e ci fanno sentire traditi, il nostro podio è composto da cosa...chi e cosa sta al numero uno, e chi al tre...? Cosa è davvero cosi importante da renderci felice...? 



Possiamo veramente ritenerci deontologicamente a posto se parcheggiamo la macchina in doppia fila, se passiamo davanti ad un anziano alla cassa del supermercato o se tradiamo la fiducia di una persona…questo tanto bramato codice deontologico del quale tutti parlano, esiste…? O è solo frutto della nostra fantasia…continuamo a infrangere le leggi e a lamentarci se poi veniamo puniti…? Perche noi umani dobbiamo sempre costruire il nostro libretto delle istruzioni..? e perchè poi ci stupiamo se tutto va storto.?



Io voglio infrangere la regola del niente è per sempre e tu..? TO BE CONTINUED...





lunedì 7 febbraio 2011

On the train_

I treni sono dei non-luoghi dove s’incontrano persone interessanti che non hanno passato e non avranno futuro, tranne in alcuni casi che rimangono esperienze uniche, rare e singolari nel loro genere. Bauman, grande sociologo li definiva luoghi contemporanei di incontro dove ognuno di noi si sfoga con sconosciuti che sa che non incontrerà mai più, esperienze di vita che durano il tempo di un aperitivo e a volte anche meno. Quante volte ammicchiamo un sorriso ad un estraneo e poi intessiamo con lui discorsi impossibili che altrove non faremmo mai. È il fascino di questi posti a renderci libere a far sì che tutte le nostri inibizioni cadano come il muro di Berlino, come Mantidi Religiose puntiamo la nostra preda o ci capita per caso, la ammaliamo, la torturiamo con i nostri sguardi, la seduciamo con il nostro sapere e poi la uccidiamo nel momento stesso in cui in altoparlante risuona la voce “Bologna, stazione di Bologna”.  Anche oggi il mio tragitto ha prodotto un buon contatto e strappato un invito a cena che non si consumerà mai, tanto è sempre cosi, un architetto rampante che lavora tra Roma e Parigi, con progetti che spaziano dal design all’arte contemporanea ma che ha sicuramente fatto più caso ai miei jeans Blanco attillati che ai miei discorsi in bilico tra filosofia e modernità. Un ennesimo biglietto da visita in archivio che riporrò con cura nel mio libro dei possibili contatti inutili, sulla scrivania del mio bellissimo ufficio sui colli della città.

In direzione Roma per un cocktail molto esclusivo e rigorosamente su invito per il compleanno dell’amico Giuly, organizzato nel nuovo spazio della sua galleria d’arte appena inaugurato per l’occasione, in una delle zone più fashion e innovative della capitale, il lungotevere dell’artigiano. All’ingresso mi consegnano un’opera a tiratura limitata dell’artista Ileana Florescu come ricordo della serata e poi un susseguirsi di gente meravigliosa mi viene incontro per saluti e brindisi in allegria, tra una sigaretta e un bicchiere di delicato Champagne francese, tra una polpettina e pezzettini di crescenta fumanti, tra sculture e opere di Matteo Basilè prosegue una serata memorabile. Musica a palla con dj set  Luca Rossi, che in preda all’euforia intona un “auguri divino Giuliano” che spuntando dalla folla con la sua giacca borchiata assolutamente esemplare e da un tocco di vivacità alla serata.

Ormai l’una e trenta e un serbatoio pieno di alcool mi dirigo in direzione albergo, mi prendo un pò di tempo per passeggiare e godermi i 18gradi in riva al Tevere di questa splendida città, le luci arancioni contornano la silhouette dei palazzi storici e dei terrazzi dove probabilmente si stanno consumando notti infuocate al tiepido calore di una primavera che è già alle porte. Anche il mio umore sente marzo in arrivo, i fiori sugli alberi, le foglie che spuntano verdi e il sole che comincia a scaldare la pelle e il cuore. Una notte riposante sola tra le lenzuola bianche di una suite d’albergo.

Al mio risveglio pranzo sull’isola tiberina in casa di un amico, Giorgio, gallerista rampante e di insostenibile fascino, capelli rossicci, barbetta incolta decisamente irresistibile. È sempre la stessa storia, quando incontri qualcuno che potrebbe attirare la tua attenzione, o stà per partire per un’isola deserta a ritrovare se stesso o è un gallerista con cui non puoi instaurare nessun tipo di rapporto a parte quello lavorativo. Quando qualcuno come Giorgio ti invita a casa sua e ti prepara un pranzo in terrazza con Ferrari gelato servito in flute neri, pane e pizza tagliata a quadrettini e verdure lesse, che sono perfettamente in linea con la tua dieta, vorresti ucciderti perché sai che l’unica cosa che puoi fare è parlare di lavoro, del tuo ultimo progetto o del suo.

Ecco qui, finita anche oggi, rientro a Bologna felice, Colazione da Bianca mi aspetta.

giovedì 3 febbraio 2011

Dulcis in Fundo

Quando ho aperto le tende questa mattina una luce brillante e intensa è entrata dalla finestra a rischiarare tutta la stanza che ancora aveva il profumo di dormito nell’aria, il mio cagnolino si stiracchiava sotto al piumone mentre io ero intenta a cercare le Havayanas perse sotto al letto. Dopo esser corsa ad accendere la mia splendida Nespresso in attesa del Dulcao do Brasil, fatto scorrere l’acqua della doccia del bagno di Amelie Poulin e infiammato un incenso all’ambra per togliere le negatività della casa, la mia giornata è iniziata, in riflessione con il Mac che attendeva il mio ritorno in postazione e con il Chihuahua gia impellicciato per l’uscita mattutina. Il primo cappuccino della giornata è davvero un’esperienza insostituibile, mentre leggo il giornale nella pagina della cultura e cerco di capire se oggi c’è qualche evento mondano nella city, lo  assaporo tiepido e con tanta schiuma che spesso mi lascia il latte sulle labbra e mi rende ridicola, ma chi se ne frega, tanto non pretendo certo di incontrare l’uomo della mia vita al bar vestita con tuta e Nike, mentre “sbaffo” una brioche calda e mi diverto a guardare le persone sempre di corsa. La città va più veloce al mattino, io no, io sono sempre in down, non capisco nulla fino a quando il mio orologio biologico non acclama cibo naturale e passati di verdura insipidi con fette biscottare proteiche. Mentre sono seduta ad osservare,  i miei pensieri si aggrovigliano e fanno salotto. Penso all’ultima telefonata della mia amica M.Lety, alla sua storia che la consuma e la logora senza tregua, al suo tormento per un uomo che come sempre non da risposte. Perché ci ostiniamo tanto a giustificare uomini fedifraghi che tradiscono le loro fidanzate con noi e poi ci raccontano che stanno con loro solo perché è più comodo e semplice…? Perché dicono continuamente di non poter fare a meno della nostra presenza e poi quando chiediamo di più ci mandano a fanculo non troppo gentilmente con un messaggio che arriva nel bel mezzo della notte impedendoti di riprendere sonno..? E perché c’innamoriamo sempre delle persone sbagliate che “l’altra è sempre più giovane, più magra e più tranquilla”…? Io non lo so, so solo che anche la M.Lety, giovane curatrice rampante, di spiccata intelligenza ed eleganza sta subendo questo martirio, sono certa che altre donne, probabilmente sedute ai tavoli di fianco a me hanno “el mismo problema” e che passano le loro giornate a parlarne con le amiche di fronte ad una porzione di torta al cioccolato che si chiama Martina così grande da riuscire ad occupare 2quarti del tavolino per 4persone.  
Ma poi esisteranno veramente gli uomini giusti o sono solo un’utopica leggenda alla quale crediamo per cercare di vivere meglio…?
Dov’è il principe azzurro delle favole, quello che ti viene a prendere con il cavallo bianco, la spada per difenderti dai cattivi e il mantello per proteggerti dal freddo, forse non abbiamo ancora capito che non esiste e che anche questo è un uomo impacciato che mira ad ispezionare il tuo triangolino e non a portarti nel castello incantato per sposarti.




Dobbiamo renderci conto che il principe azzurro vive nelle sperdute valli della Transilvania e ahimé mentre lottava per raggiungerci è incappato in migliaia di 20enni inferocite che lo   hanno distratto con le loro tette a punta e i loro culi in pompa, perciò non si ricorda più che ci deve venire a salvare dalla routine dei caffettini con pettegolezzi in singletudine e dalle porzioni mastodontiche di torta.


Quell’uomo è stato rapito e buttato giù dal cavallo dalle giovani amazzoni e noi non abbiamo l’indirizzo per inviare una richiesta di soccorso per la categoria 30.



mercoledì 2 febbraio 2011

Ho visto una casetta piccolina in Canada...

Giornate che passano veloci e altre che sembrano non terminare mai. Oggi è una di quelle dove i ricordi ti uccidono, le memorie sembrano trafiggerti la testa e ti senti come un campo arato ma mai più seminato. Seduta sulla sedia di una parrucchiera di oltre oceano, mentre i miei capelli si asciugano un pò con l’aria e un pò con il  phon e la spazzola rotonda, ripenso ai tempi passati, allo stesso giorno un anno fa, la mia mente mi riporta a quel mazzo di rose rosse ricevute con un sorriso d’amore, con un sushi nel piatto e con una notte d’amore caldo e passionale che ora non ho più.
Mi riportano indietro a quando parcheggiando la mia Smartina in una piccola via della città, mentre ero al telefono con la mia amica Enrica, arrivasti con il tuo modo gentile e riservato a dirmi “buon anniversario amore”. Tre rose Baccarà grandi come i tuoi pugni, profumate come il sole di maggio, fiori innamorati come lo ero io di te. Una sensazione di irrisolto, di incompiuto e di grande vuoto che pensavo fosse stato colmato ma che ogni tanto ritorna  a ricordarmi che non te ne sei ancora andato dalla mia vita. Quella mia vita, la stessa di sempre, frenetica, compulsiva, esagitata, che ora sembra non appartenermi più perché ciò che ero se l’è portato via il vento insieme al tuo sentimento. 

Cosa facciamo quando gli amore finiscono..? 
Stiamo lì ad aspettare su una sedia il tempo che passa, attendiamo un segno che probabilmente non arriverà o usciamo con le amiche alla ricerca di nuove storie, nuove emozioni che terminano nello stesso momento in cui ti accorgi che all’uomo che hai di fronte puzza il fiato o si lava una volta al mese…? Uomini finti, damerini con la giacca, affollano i locali fashion della città, infestano i mezzi pubblici con i loro odori di sigari misto a ragù della mamma, passeggiano con auto fiammanti prese a noleggio per il week-end. Se ti capita di aver voglia di farti offrire un cocktail da uno di questi individui rischi di morire di sete perché mai nessuno si farà avanti a pagartelo, troppo impegnati nella corsa all’apparenza e gli unici spicci che hanno in tasca li devono impiegare per la benzina del bolide affittato per sembrare ricchi. Come fai ad avere fiducia nel genere maschile se in giro c’è solo sta roba..? Come puoi dimenticare il passato se il presente è scarno o scarso…? Mi chiedo che cosa farei se sapessi che l’uomo con cui esco facesse un lavoro umile presentandosi come un Big della finanza, mi sentirei forse tradita e offesa, presa in giro e proverei compassione e ribrezzo per chi non accetta il proprio stato sociale.?In fondo essere una persona normale non è un difetto e nemmeno una vergogna, io ho un lavoro semplice e guadagno anche poco ma non per questo sfodero Aston Martin o sciabolo Dom Pérignon 96’, non vado in giro per forza con una Kelly e non mi atteggio da Centurion Girl anche se non la sono. Si certo non nego che anch’io nell’armadio 6m x 4  ho due bellissime Muse di YSL che indosso per le occasioni importanti ma questo dista molto dal mio conto in banca sempre in rosso e giuro che dirlo non mi rende meno gioiosa. Credo ancora nei due cuori e una capanna che se è d’orata meglio ma se non lo è pazienza tanto nella vita l’importante è la felicità…NON CREDETE..?

martedì 1 febbraio 2011

Only girl in the world






Only girl in the world – Testo


"Colazione da Bianca"












Il posto più in della città è sicuramente “Colazione da Bianca”. E’ proprio li che le nostre giornate si consumano a prendere tisane alla vaniglia e pasticcini giganti che sembrano finire sempre troppo presto. Anche oggi, io sono qui seduta davanti alla vetrata a pensare davanti ad una tazza fumante e una teiera con il manico rovente che la cameriera Monica mi ha portato su un vassoio argentato raccomandandomi di non toccarlo a mani nude per non incappare in una bruciatura di terzo grado. Guardo fuori la gente che passa sotto il portico di Santo Stefano, passeggiano vestiti di pellicce le signore bene con le loro borsette Dior e i guantini in pelle, mille volti che si susseguono e scappano, donne bellissime che voltano i loro visi verso di me, attraverso quella vetrata che riporta disegnini di meringhe e fette di torte. Oggi sono a pezzi mi sembra mi sia passato sopra un rimorchio a carico pieno, non so piangerei anche per una salvietta sporca sul tavolo se almeno ce ne fosse una, ci sono momenti in cui una donna non sa proprio controllare le proprie lacrime e se poi si aggiunge che mi sta arrivando il ciclo, che mi ha lasciato l’uomo che amo, che mi sono bruciata la lingua mentre sorseggiavo lentamente il te, che ho carbonizzato la pentola con gli spinaci dentro per rispondere alle mail,  che il ragazzo con cui sto uscendo partirà per l’isola che non c’è tra pochi giorni  e che non è stato approvato il progetto al quale stavo lavorando da cinque mesi, beh allora posso davvero dire che questa è davvero una giornata difficile. Continuo a piangere perché prenderei in mano il telefono per chiamare l’unica persona che vorrei che mi consolasse ma non posso farlo per un orgoglio troppo grande che mi perseguita da sempre e inoltre non risolverei nulla tanto ormai ciò che è fatto è fatto. Che scatole, ma perché mi chiedo non può essere tutto più semplice, è proprio vero che più le cose sono difficili e più è soddisfacente la vittoria, se arriva, mah non so...io non ne posso più di lottare e di trovarmi sempre allo stesso punto…sempre qui da Bianca a sbollentarmi la lingua con le mie amiche single e parlare sempre e solo di viaggi, moda, arte e borse nuove… io vorrei parlare di felicità, desideri, sassi nelle tasche e grane dell’amore che si risolvono.

Prima il mio Must era_ io non voglio nulla di più di ciò che ho_ io sono felice cosi…
Ora non so più qual è la mia filosofia di vita… e tu..?













                                                      http://www.colazionedabianca.it/

Colazione da Bianca 
Via Santo Stefano 1, Bologna