giovedì 8 dicembre 2011

Gola VS Lussuria VS Sguardo


Dovrei a questo punto affermare o, meglio, confessare che sono una peccatrice.
Di risparmiarmi in fatto di Gola non se ne parla. Di smettere di pensare e, ahimè, in quest’ultimo periodo, ribadisco solo pensare, al peccato che più mi si addice, la Lussuria, non ne ho la minima intenzione.

Santa pazienza e santa Blue che abbandonata la religione da ormai vent’anni si è data a pratiche peccaminose come l’atto del mangiare e quello del pensare sensualmente che ci sia un rapporto stretto tra cucina e sesso (e poi vedremo arte) e che ogni volta che introduciamo un alimento all’interno del nostro corpo questi ha un riflesso sulla nostra sessualità, ma non è finita qui. A mio avviso anche l’atto del guardare implica una sottomissione al peccato. Si, perché se c’è gusto nel portare alla bocca una carota sbucciata, nell’immaginarla mentre la introduciamo lentamente nella cavità orale, per poi succhiarla, assaporarla e in fine morsicarla avidamente pensando non solo alla proprietà benefiche e vitaminiche che ha questa splendida verdurina, ma pure al simbolo fallico che stimola la nostra fantasia, allora esiste un peccato primordiale che anticipa gli altri sopra citati. È la vista.
La vista precede ogni nostro volere perché con questa scorgiamo la preda, sia essa culinaria o di altro genere. Noi pecchiamo prima guardando l’oggetto del nostro desiderio, poi attivando il meccanismo che ci permetterà di assaporarlo quindi toccarlo, di assaggiarlo quindi mangiarlo e poi, soddisfatti i sensi della vista e del gusto, non rimarrà che arrivare al culmine stimolando e aprendo le porte alla lussuria.

L’atto del vedere, –come chiusura di senso– ovvero quello che percepiamo, ci consente di riconoscere oggetti e persone attraverso degli stereotipi che danno nome alle cose vedute o percepite, è diverso dall’atto del guardare in quanto
 –apertura di senso– quando l’occhio si apre sul visibile, sulla possibilità, sull’indeterminato che sta nascosto in ciò che appare determinato, ovvero nei lati oscuri della potenzialità del visibile. In questo semplice gesto riconosciamo che il guardare è un atto di scelta, seppur noi non guardiamo mai una cosa soltanto; ciò che guardiamo è sempre il rapporto che esiste tra noi e le cose. Nel sistema della comunicazione visiva, la visione vale non solo per ciò che mostra, ma pure per ciò che non mostra, cioè può essere sia lo specchio/schermo sia lo sguardo che vi si riflette. Così se la letteratura è anche l’arte del non dire, l’immagine deve essere l’arte del non vedere, in cui più che altrove il visibile mostra i suoi stretti rapporti con il non–visibile, luogo dove entrambi si scambiano continuamente di posto, scivolano fluidamente l’uno nell’altro. Atteggiamenti comunque complementari: se spesso guardare non basta, vedere comunque non soddisfa del tutto.

Dopo aver capito che vedere e guardare hanno una funzione basilare per poter arrivare a mangiare o fare l’amore, da dove possiamo partire? Da una frase di J. Starobinski in cui si dichiara che: di tutti i sensi, la vista è il senso più dominato dall’impazienza”.

Chi guarda chi? Ciò che vediamo (o che si dà da guardare) potrebbe essere pensato come un gioco di sguardi; è in questo gioco che chi guarda attribuisce qualcosa di più della mera esistenza, così il guardato ammicca o restituisce lo sguardo allo spettatore rinviandogli di nuovo un senso. In altre parole, vedere o guardare si dà a partire da almeno due soggetti. Non si può supporre un solo sguardo perché non c’è nulla capace di sostenere il solo sguardo, non si può in ogni caso sfuggire alla penetrazione o al rispecchiamento.

Uno sguardo si posa sulla nostra meravigliosa carota la quale, restituendocelo, diventa non solo l’oggetto del nostro desiderio di cibo ma anche quello di introdurre in bocca un oggetto commestibile di forma fallica.
Ora che è un po’ più chiaro il concetto di peccato originale che ho attribuito al nostro nuovo “Vizio Capitale” (U. Galimberti) come possiamo arrivare a compenetrarli tra di loro? Come è possibile trovare un anello di congiunzione tra ciò che mi trovo davanti e la palese connessione con la sfera gastronomica e sessuale? In parole povere, c’è un nesso tra arte, sesso e cucina o sguardo–gola–lussuria? E c’è una linea comune tra guardare, mangiare e scopare? 
In maniera ancor più cruda: c’è qualcosa che mi dice che l’atto del mangiare si riflette nell’atto sessuale come l’atto del guardare un’opera d’arte si rispecchia  nell’educazione ai piaceri (Gola-Lussuria)?   


To be Continued…


7 commenti:

  1. Tu sei pazza. Meravigliosamente pazza.
    Tu, e solo tu, potevi pensare, e tradurre in parole, un post del genere.
    Tu, e solo tu, potevi arrivare a concepire un simile intreccio di pensieri, mescolandoli in forma perfetta e aprendoci gli occhi ( per restare in tema ) a qualcosa su cui, probabilmente, non avevamo mai riflettuto.

    Aspetto il continuo.

    Ti voglio bene. Antonia.

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  2. Aspettiamo anche noi il continuo, ma sappi che siamo sulla stessa lunghezza d'onda, siamo peccatori fin dentro l'ultima cellula. La vista è forse il primo dei sensi che compie questa sorta di magia, ma anche gli altri non sono da meno. E il piacere di mangiare come quello di creare quello che poi mangeremo va di pari passo con il piacere di fare l'amore o fare sesso, c'è una stretta, strettissima correlazione tra le due cose. Pensiero mio: chi non sa apprezzare i piaceri della tavola, chi non ha curiosità per il cibo, per gli accostamenti di sapori, chi non pecca di gola ( non intendo abbuffarsi, anzi!) secondo me a letto non ha molto da dire. Luca sta ridendo.
    Baciotti, ti vogliamo troppo bene!
    Sabrina&Luca&Pupattola

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  3. "ciò che guardiamo è sempre il rapporto che esiste tra noi e le cose"...e come le percepiamo e come le giudichiamo, è emanazione di noi stessi. Ci specchiamo continuamente e, strano ma vero, non confessiamo che forse, la nostra vera gustosissima preda di lussuria sensuale e cibesca...potremmo essere proprio noi stessi.
    Love is in the air PirottinaBlue!
    baci
    PirottinaBebe

    (quando agli umani, in un'epoca nemmeno troppo lontana, vennero preferiti i pirottini)

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  4. Spumeggiosamente lussuriosa, onesta e di gran palato fine mia cara!!!

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  5. Punto di vista interessante il tuo,mi ha colpito se proprio devo dirla tutta.I vizi capitali sono sempre un argomento che attira,visto che riguardano tutti noi,e ognuno di noi ha il suo preferito.Scientificamente,magari,si può dimostrare il legame tra la gola e la lussuria,tipo qualche relazione nervosa tra il centro del piacere e quello del gusto nel cervello,ma resterò più sul mistico,come fai tu:è decisamente più interessante.

    Un abbraccio da Mister Blue.

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  6. e a proposito...
    http://www.freshplaza.it/news_detail.asp?id=37621

    non solo i paesi musulmani, anche la finlandia...che tempi!!!!

    Paola

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