lunedì 29 novembre 2010

Da RedPassion a Comme.Moi

Per arrivare all'alba non c'è altra via che la notte... (K.Gibran)

Se la strada per l’alba necessità rigorosamente il passaggio alla notte ecco allora che ti scrivo mentre questa trascorre non troppo rapida ma consapevole e buia per arrivare a destinazione. Così come le parole che si imprimono per arrivare dirette al cuore allora adesso è il momento che io le inchiostri per te perché tu le possa leggere e perché ti meriti che io lo faccia. Sono le 0:00 leggo l’oroscopo (gemelli, acquario, cancro e ora anche ...) e mi rendo conto che sono XXgiorni che ci conosciamo e che da quando hai spostato le nuvole con il tuo arrivo in me è sorto un pò di sole. È ardito lo so ciò che ti sto dicendo e so anche che sarà un’arma tagliente che farà male alla lettura nel futuro, ma la verità è che se non scrivo non mi libero e se non mi libero non riuscirò mai più ad essere me stessa e di conseguenza non saprai mai chi sono veramente.
La strada è lunga e tortuosa, sono ancora con mille paure e mille pianti nascosti, ma sono anche con mille sorrisi quando mi guardi e mi sei vicino, quindi perchè mai precludersi la felicità per colpa di qualcuno che non ha capito cosa significa amare o forse ha semplicemente pensato di diventare grande senza di te…? Perché lasciar sempre chiusa la porta dei sentimenti per timore che ti ricapiti una delusione, la vita non può essere solo questo…non può piovere per sempre.

Il mio futuro ricomincia da qui, da un giorno con un caffè, da un bacio sotto la tua maison petite, il futuro inizia dal momento in cui ti rendi conto che si sta aprendo uno spiraglio dentro di te e se anche la paura è forte e i nervi tesi, l’unica cosa che desideri è che tutto vada come sta scritto nel libro del destino. Quello strano libro che pensavo portasse un altro nome e un’altra storia, che mi vedeva in casa con un uomo che amavo follemente, quello stesso destino che ha fatto sì che tutto finisse in una calda giornata di luglio, quella stessa scrittura che ci ha fatto incontrare e ora mi sta facendo dimenticare ciò che è successo e mi sta schiudendo la strada ad un’altra emozione appassionante che mi rende felice.

Rifletto ogni notte su storie che sento e che mi si presentano di fronte agli occhi e oggi più che mai credo che ciò che ci succede non sia per caso e che se lanciamo un pezzo del nostro cuore in una pozzanghera è perché qualcuno lo possa raccogliere e ne possa fare tesoro con sincerità e purezza. Quando lanci la tua anima giù dalla finestra aspettati che qualcuno stia sotto ad aspettarla e che quando la spada ti si conficca nel petto a curarti troverai, prima o poi, un angelo con gli occhi innamorati pronto a leccare le tue ferite e a darti la sua gioia. Io mi voglio aspettare questo dalla mia nuova vita, non un chiodo schiaccia chiodo, non un ripiego per colmare un vuoto io non voglio che tu sia questo, voglio solo che tu stia li a coccolarmi e a saper aspettare che arrivi la mia calma e che la mia testa raggiunga la quiete. Se cupido l’ho trovato questa mattina sfracellato sul marciapiede davanti a casa, desidero salvarlo chiamando l’ambulanza o ancor meglio dargli le chiavi di casa mia perché possa di nuovo entrare a far parte di me.
E bello amare e aver qualcuno da amare…lo so è difficile ma io voglio crederci ancora.

Qualunque cosa succeda…!!!
Grazie per avermi teso la mano dopo una caduta, grazie per sopportare il mio vuoto.

Da RedPassion a Comme.Moi

domenica 28 novembre 2010

Lettera da un amico...Senza di te

Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l'anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio Amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.
John Keats

TO BE CONTINUED...

“…Cupido ha preso il volo dal condominio…”


…Cupido ha preso il volo dal condominio…”, non lancia più frecce ai nostri cuori o se lo fa è diventato cieco e non azzecca mai il bersaglio… cosi magari gli capita di tendere la freccia in direzione albero e tu t’innamori di una pianta o nella migliore delle ipotesi acchiappa un animale domestico e allora il tuo amore si riversa su un cagnolino di piccola taglia che diventa il centro della tua vita. La nostra vita passa di settimana in settimana pensando solo al lavoro, instancabilmente, continuamente, senza tregua. Passiamo le notti ad arrovellarci il cervello per risolvere quel problema che si è verificato sul budget mensile o a mettere in ordine la nostra mailing-list sperando di trovarci un contatto utile per il nostro ultimo progetto… la notte scorre lenta e stanca nella mente di chi ha sempre un gran da fare ma soprattutto di donne come noi che non vogliono accettare il fatto di avere un letto a due piazze e dormire solo con il proprio peluche.

Quante volte ci giriamo nude in quelle splendide lenzuola di raso nella speranza di trovarci il nostro uomo, quante volte vorremmo allungare la gamba per sentire il suo piede morbido e quante volta la mano si prolunga in una direzione infinita che non incontra mai nessuno. In quel letto, sempre lo stesso, quello in cui ormai non riesci più a dormire perché il ricordo dell’odore di dormito che lasciava al mattino al tuo risveglio non ti sembra più lo stesso. Quel letto dove si sono consumate ore ed ore d’amore intense e indimenticabili, quel letto che ora dovresti buttare via.
Io me lo ripeto ogni giorno: “Buttalo, caccialo nel rusco, nel dimenticatoio, fai una busta con le lenzuola e rinnova l’armadio della biancheria altrimenti non riuscirai mai più ad essere quella che eri…” Il tuo amore si è esaurito, devi ricominciare a piantare l’erba su quel campo distrutto dalla guerra, permetti a cupido di non gettarsi dall’ultimo piano, consentigli di lucidare la sua miglior freccia e ti tirarla nella tua direzione.

Quando non avevo l’amore pensavo che fosse una cosa inutile, chi non ama non può capire quanto noi dipendiamo da questo sentimento incredibile, guardavo le donne della mia età e mi chiedevo come potessero stare con un solo uomo, come potessero essere fedeli, concedersi, desiderare una vita solo con una persona. In fondo perché mai una come me, indipendente con un lavoro fantastico, una casa piena di oggetti avrebbe dovuto fossilizzare il suo sguardo in un’unica direzione…? Quella sola direzione ora la capisco, ora la rivorrei, ora so cosa significa e mi sento anche una sciocca a non averla saputa apprezzare per ciò che era. Cupido aveva preso la mia direzione e io non avevo compreso ciò che mi stava regalando.
L’unica cosa che conta davvero. LA FELICITà.

Se rifletto stanotte ciò che vorrei è ritornare ad essere la stessa di qualche mese fa ma il tempo è un’occasione che non può ritornare e a me non resta altro che guardare avanti.
Eros è sempre li ma io sono cambiata e TU..?

domenica 14 novembre 2010

Matrimonio mon amour...

Rientrata da due mostre, un sabato pomeriggio passato a divertirmi a scorrazzare in bicicletta tra le vie di Bologna, rigorosamente contromano e rigorosamente di fretta per non perdermi la mondanità. Sto aspettando che le mie amiche Newyorkesi tornino dalle Cinque Terre e sinceramente non ho proprio idea di dove le porterò a divertirsi..cavolo non ho idee oggi, e poi dove le porti due amiche che vivono nella città dei divertimenti per eccellenza….!!!
Entro in doccia per schiarirmi un pò le idee ma qui nulla…nemmeno l’acqua che scorre mi aiuta a trovare una buona soluzione che possa farci passare una serata degna di ricordi. Facendo attenzione a non bagnarmi i capelli altrimenti chi mi sopporta stasera con il bulbo alla Tina Turner, mi infilo il mio accappatoio Hallo Kitty e con il cippo in testa come da massaia che si rispetti mi rifaccio il trucco e prendo tempo con i miei pensieri e sfoglio la rubrica dell’iphone per cercare qualcuno che mi salvi e mi dica quale festa potrebbe essere ad hoc per me.
Nulla di fatto, dopo due ore sono ancora qui con il mio Mac che mi guarda ma che non mi da alternativa…dio sono in panico..rovinata.. arriveranno Joanna e Melanie e io sarò ancora qui a girarmi i pollici costretta a dire che la città stasera non offre nulla..
Drinnnn Drinnnn...oooo squilla il cell. Mi chiama un amico e mi dice che è appena rientrato da un matrimonio al Carlton Hotel e che è stanco morto, perché è iniziato alle 17.00, la rumba è ancora in atto e gli sposi sono in baracca dice, l’alcool ancora sui tavoli e la pista piena di danzerini nei loro completi della domenica con le ascelle imbrattate di champagne, ma lui non ce la faceva più.

“Troppa fatica i matrimoni” mi dice: “ Io vado a letto..”

Con non “chalance” chiedo come si chiamano gli sposi e tra uno sbadiglio allargato e uno sbuffo trascinato il mio amico mi dice beh..”lei si chiama Francesca lui..Boh…non mi ricordo…” Ho deciso cosa farò e sarà davvero diverso…chiamo le mie amiche le incito a muoversi che l’occasione è da non perdere, Hotel a cinque stelle, musica a palla e soprattutto alcool gratuito…ARRIVIAMOOOOOOOO..
Mi lancio nell’armadio, ho un pò di dubbi, non mi sono comprata nulla per l’evento, in fin dei conti non era programmato, ma la provvidenza mi aiuta facendomi sbucare un borsina di H&M con vestitino stampato tigressa verde militare tagliato ad impero -dimenticato li sicuramente da qualche anno-, naturalmente c’era ancora l’etichetta altrimenti non l’avrei messo.
Sono salva vestitino più jeans e stivaletto color crema trattata scura.. un filo di fard arancione, un po’ di Patchouly e sono pronta.

La Bana e la Melly in compagnia della campionessa di cambio monete Spicci, il fidanzato Spicciolino Junior, Fol il Folle e Cippi il brasiliano, suonano alla porta e io mi infilo la mia adorata Betsey Johnson fucsia e come da copione esco di corsa sotto una pioggia torrenziale che mi bagna anche le mutande di Victoria Secret, inciampo nella pozzanghera davanti al portone e arrabbatandomi salgo in macchina.

Uffff…Ufffff…mi sento molto la ragazza della pubblicità Gocce di Napoleon, che cantando e ballando sotto la pioggia con il suo ombrellino bacia il gattino e si’innamora di lui…ma io ahimè non mi innamoro di un gattino ma il mio ombrellino rosa di hallo kitty mi sta talmente tanto appiccicato che quasi quasi sto pensando di fidanzarmi con lui.
Sfrecciamo sui viali, evitiamo il traffico intenso del saturday night nell’ora di punta e tra un semaforo e un altro ci troviamo davanti all’ingresso maestoso del Carlton hotel. Ci fermiamo, respiriamo, io mi sistemo un pò di DiorKiss sulle labbra per sembrare appena uscita dalla truccatrice poi prendiamo coraggio e con passo lungo e deciso ci dirigiamo verso la reception, anche se in realtà la nostra attenzione viene attirata gia dalla musica che proviene sicuramente dalla sala del matrimonio. C’è un cartello stupendo lungo il corridoio ad annunciare il matrimonio di Francesca e PinKo Pallino e noi ci dirigiamo proprio in quella direzione. Nel percorso tappeti persiani da Taji Mahal di incerta provenienza, fanno da passerella a oggetti fastosi e apparentemente costosissimi, la sala è sempre piu vicina e la musica sempre piu alta, noi sempre più eccitati nell’intruffolarci alla festa per bere a sbaffo e per conoscere gli sposi. Eccoci entrati, sembra che tutti ci osservino ma in realtà tra le espressioni si legge un alto tasso alcolico e tutti paiono fissarsi su di noi, ma la realtà dice ben altro.
Noi con i nostri vestiti non sgualciti da dieci ore di grande abbuffata, noi con gli occhi lucidi e il sorriso Durban’s per la felicità, noi che con i tacchi stiamo ancora in piedi e balliamo pure, noi che siamo riusciti ad entrare ad un matrimonio di due perfetti sconosciuti, ballare, gridare, per poi sederci a bere e incazzarsi pure con il cameriere perche aveva portato via i bicchieri mezzi pieni… è incredibile ma ad un certo punto la sposa è venuta persino a chiederci se eravamo stati bene e se tutto era stato di nostro gradimento… Dio mio non ci si può credere…credo che fosse talmente ubriaca in quel momento da non rendersi nemmeno conto che noi non eravamo suoi ospiti, o meglio si..lo eravamo ma abusivamente…

venerdì 12 novembre 2010

Ghost…

Spesso mi chiedo perché il nostro cervello non stacchi la spina e non si metta in modalità folle. Perché invece di riesumare i fantasmi del passato non provi anche solo per pochi minuti a ragionare come fanno le capre… solo erba cibo e pascoli…

Io proprio non ci riesco a spegnerlo, il mio Celebro è sempre al lavoro, produce ricordi, tira fuori dal capello magico nostalgie che ormai pensavi fossero andate perse come il tuo primo diario, si piroetta in pensieri contorti e strategie inutili.
Perché abbiamo una memoria e ci ostiniamo interperrite a farci del male annusando calzini non lavati rimasti nei nostri cassetti, a trafiggerci e ad impalarci come facevano i crociati con magliette di taglia XL che chiaramente non sono nostre e attacchiamo l’Hard disk sfogliando fotografie di momenti che non ritorneranno mai più…?
I fantasmi ritornano dal passato anche quando hai cambiato libro e hai finalmente deciso che ormai quel pezzo della tua vita non ti appartiene più, quando hai voltato la pagina dove stavano scritte tante parole d’amore, tanti sogni e tante promesse. In quel libro dove hai impresso con inchiostro indelebile la tua volontà di essere vera per sempre e stava scritto che saresti stata la persona felice e sincera che desideravi essere e che lui sarebbe stato il tuo grande amore fino all’ultima alba della tua la vita.
I fantasmi tornano perché in fondo non se ne sono mai andati…
E allora perché non sono presenti e palpabili ma li puoi ancora percepire..? Ne senti l’odore, il respiro e assapori il calore del loro passaggio…? Sono presenze che vorresti toccare ma sai che ormai si sono dissolte nell’aria lasciando una scia di vuoto nella tua stanza digiuna.

Oggi mentre ero affacciata alla finestra, la pioggia scendeva rapida e sottile, pensavo alla settimana appena passata, tra Milano e Bologna, tra casa e alberghi, tra riunioni e aperitivi, tra lenzuola e letti sfatti, tra amiche ed emozioni consumate tra le mura di vecchi appartamenti di periferia. Un pò di malinconia, in sottofondo una canzone che non sapevo nemmeno di avere sul mio Mac rimbombava sulle pareti “Hands of time”, non so nemmeno come ci sia finita lì e sinceramente non rammento neppure il momento in cui l’ho ascoltata la prima volta…ma lei era li a raccontarmi della sua pioggia e delle lancette del tempo che non si fermano mai e soprattutto per nessuno. Il tempo è un’occasione che non può ritornare, me lo ripete sempre la Capreccion con quel suo modino da pantera della Malesya. E’ una grande verità che ti fa tornare con i piedi per terra e ti impone di vivere non di ciò che sei stato ma di ciò che sei e hai ora.

Allora rifletti. Alcune storie finiscono e altre iniziano e se sei fortunata potrebbe capitarti un uomo fantastico che ti apprezza perché Tu sei Tu…con i tuoi forse, i tuoi ma, i tuoi perché …le tue paure e le tue dolcezze. Ti potrebbe capitare di prendere un caffé per scherzo e aver di fronte un maschio con uno sguardo diverso e un’aura di luce che ti cattura l’attenzione. Perché mai dobbiamo sempre dire di no al presente per terrore del nostro passato..!!! Siamo forse cosi tanto legate ai fantasmi che ci precludiamo l’arrivo della felicità..?
Io non voglio più fantasmi, voglio uomini veri da toccare, da annusare da baciare, da sgridare e con cui ridere.
Se arrivasse ora non me ne accorgerei se è già arrivato spero che abbia la pazienza di aspettarmi e di capire che ci si risolleva da una caduta solo se qualcuno ti porge la mano.

giovedì 11 novembre 2010

I Love my Businnes Controller_

Cosa volete che vi dica di lei…non ci sono molte parole per raccontare una donna che è l’esempio della perfezione in tutti i sensi, di quelle vincenti in tutti i campi, quelle che se fanno qualcosa non sbagliano mai e hanno sempre il tono giusto e la parola adatta a qualsiasi situazione. Maura è una donna single, in fondo come molte di noi, una donna matura un pò più grande di me, una femmina sensualissima e piena d’amore. Mora, capello corto sguardo furbetto e sbarazzino, sa ciò che vuole quando ti lancia un’occhiata penetrante e sincera. La conosco da quasi 10anni e tra noi è stato subito passione folle e intensissima, iniziata con un mancato saluto da parte sua ma poi la mia perseveranza nel volerla conquistare ha dato i frutti di un’amicizia che ha superato il tempo e le difficoltà di tante situazione vissute insieme. So tutto di lei e lei tutto di me, non ho segreti e non ne voglio perché sò che non mi giudica e mai direbbe e farebbe qualcosa per farmi del male. La sua maturità le permette di avere una lungimiranza nei confronti delle situazioni, vede sempre il marcio prima di altri e sa riconoscere una Cinquecento da una Ferrari.

È la tipica donna come si suol dire “con le palle” che non pensa un attimo a eliminarti dal gioco se non ti ritiene in grado di sostenerlo, che se le fai uno sgarbo gira sui suoi splendidi decoltè di Gucci e ti manda al quel paese,che se sei un uomo e le dici una bugia ti lancia i vestiti dalla finestra e ti fa scendere nudo come un verme le scale per andare a recuperarli…naturalmente poi chiude la porta e quel poveretto si può scordare di vederla mai più. Ama molto, è un cancro, come potrebbe essere diversa, ma lo fa solo se ne vale la pena. Molti corteggiatore hanno provato a rubarle il cuore ma la verità è che nessuno è sufficientemente all’altezza da poterla rapire io credo che non sia nato l’uomo che la meriti per tutto ciò che di straordinario ha chiuso dentro di se. Potente, raffinata, alla moda, foulard di Hermes al collo e rolex con brillanti al polso, una Smart grigio metallizzato con il peluche di Hallo Kitty, un Mac sulla scrivania, una bimba da paura e la sua vita tra casa, lavoro, shopping e amiche vere.

Lei è dentro di me, ieri oggi e per sempre.

mercoledì 10 novembre 2010

FabulART, il sentiero delle Fiabe

Benvenuti nel XXI secolo, patria della tecnologia e tempio dei Social Network.
Il nuovo secolo si è aperto ormai da un po’ e in soli dieci anni le diversità generazionali sembrano lontane anni luce dalle nostre. La nuova comunicazione è tutto: sms, mms, tag su fb, post, linkaggi e altri termini incomprensibili che faranno presto parte del nostro nuovo dizionario.
L’uomo, macchina perfetta in continua evoluzione, essere desideroso in rapida evoluzione prepara un’eredità vuota di rapporti, uno spazio dell’esistenza sempre più digiuno che avanza veloce alla ricerca del niente. Internet e il digitale si impossessano della nostra vita e ci inglobano in un sistema virtuale ricco di isolamento e abiezione. Questa folle dipendenza ci rende malati, portatori di un’infermità che ci fa essere increduli nei confronti di un’esistenza meno tecnologica e più naturalistica. Cosi i nuovi mali si stanno ormai diffondendo ed impossessando delle menti dei popoli delle civiltà industrializzate. Adulti e bambini sono spesso vittime di stress e depressione, si sentono demotivati ed hanno perso il vero significato della vita. Mali sottili, spesso trascurati che, inevitabilmente, portano a vivere grosse crisi esistenziali. A questo punto una domanda sorge spontanea, un dubbio lecito e pensieroso per un futuro sempre più vicino e per una società sempre meno palpabile. Quale futuro per i nostri bambini e per noi femmine single…!!? Che tipo di messaggio nell’era dei computer dove mamme e casalinghe disperate messe sotto pressione dai media comprano compulsivamente giocattoli malefici e macchine bestiali come Playstation3, Wii, Xbox, NintendoDs…? Quale rimedio per cervelli indeboliti, genitori asciutti e bambini robotizzati…?


Cosi, ben consapevoli che alla tecnologia non ci si può sottrarre e che le nuove tecnologie sono pur sempre linguaggio e finzione. cambieranno i metodi di lettura e di racconto, cambierà l’enfasi e il timbro di voce, cambieranno gli scenari e i protagonisti ma prima come ora ciò che abbiamo il dovere di tramandare è il sogno, l’abbaglio immaginario e l’illusione di far incontrare ai più piccoli, Sirene, Fate e folletti alati, Streghe Malvagie, Draghi, Mostri e Matrigne.

La terapia naturale per queste menti stanche è quello di riprendere contatto con la fiaba, al fine di riappropriarsi di nozioni in cui sono racchiuse le nostre esperienze di crescita.
Si perchè esiste un mondo in cui i bambini si rifugiano per sopravvivere alle immoralità della vita, un mondo incantato dove tacersi, sprigionare fantasia e vivacità e costruirsi una fortezza. Le fiabe.
In questo contesto la fiaba si colloca come uno strumento universale che, rispecchiando la cultura, organizza l’esperienza attraverso il linguaggio. Qualunque essa sia, la fiaba trasmette messaggi attuali e reali e conserva un significato profondo che passa attraverso il cuore e la mente dei bambini. Ogni storia, irreale e paradossale che sia, rivela incognite umane, offrendo possibilità risolutive alle difficoltà. Le fiabe e la loro visione magica delle cose, allontanano gli incubi, pacificano le inquietudini, aiutano a superare insicurezze e crisi esistenziali, insegnano ad accettare le responsabilità e ad affrontare la vita. La fiaba c'è sempre, perchè ogni racconto si struttura come una fiaba, o meglio la fiaba è costitutiva del racconto primario. La fiaba annega nell'inconscio collettivo e individuale da sempre e lo sarà per sempre... Cosi la maggior parte di noi cela, tra i suoi segreti, la propria fiaba preferita e la porta con se tutta la vita nella speranza che un giorno “la scopa possa ancora volare!!!! “

Se è davvero così, e per me lo è….qual’è la mia Fiaba…e la vostra amiche mie…?

lunedì 8 novembre 2010

La galeriste, l'enfant de l'art.

ENRY, la gallerista.
La donna ideale, bionda, occhio azzurro, altezza media, mignon in quel suo corpicino griffato, elegante più di Carla Bruni, un vero concentrato di peperoncino in un metro e 60 con il faccino da angelo, meglio non farla arrabbiare per non assistere alla trasformazione in un mini ma incazzato lottatore inferocito. Sfreccia nella city con il suo Liberty in scarpette basse e Balenciaga rosa, non manca mai un orecchino di perla e un accessorio di brillante a far luce alla sua pulita bellezza.Un tono di voce leggermente aggressivo si scontra con un fare da damigella con labbra carnose, quando litiga con un passante perché non era sulle strisce pedonali. Si alza tutte le mattine verso le 9 lavando il suo faccino con l’ultimo tonico di Dior e passando un pò di olio Johnson su un batuffolo per idratare la sua regale pelle lunare. Infila sempre la prima cosa che trova nell’armadio, casualmente le capita sempre tra le mani il capo più in Auge del momento o la Sac che sta stampata sulle miglior riviste femminili. Non si trucca, è già troppo bella coìi, solo un pò di gloss Victoria Secret rigonfia labbra e di mascara marrone, rigoramente Kiko.È una donna molto felice, ha una casetta nuova tutta in stile francese, un telefono StarTak del dopoguerra, una suocera strepitosa e un fidanzato che la ama da morire.
Io la amo molto, amo la sua sincerità, amo quando mi abbraccia per farmi sentire che lei ci sarà sempre e amo quando mi dice che io sono un Bang & Olufsen. Non potrei pensare ad una vita senza di lei…
Quando la vidi la prima volta ne rimasi molto colpita per la grazia e la delicatezza dei suoi movimenti, una signora in un corpo da bambolina sempre alla moda. Nel tempo libero fa un corso di cucito perché sogna di confezionare capi prestigiosi da indossare nei nostri lussuosi aperitivi, sempre a base di champagne. Enrica odia bere ma è troppo chic per non farlo, quindi fa finta di farsi piacere quel nettare meraviglioso con tante bollicine e poi di nascosto dal mio sguardo ordina un te alla pesca con ghiaccio. (BLeaaaaHHH). TO BE CONTINUED

Camera con vista

Sta passando un altro giorno, lento, tormentato, a singhiozzo. Mi affaccio alla finestra, scorgo un uomo che pulisce la sua moto con un panno chiaro…ormai sono le 3 e mezza, non prendo sonno, mi guardo intorno e cerco dettagli di una città fantasma, luci spente, silenzio, solitudine, netturbini che puliscono le strade, prostitute che cercano clienti, desideri che si consumano dietro alle mura di case popolari. Cosa succede nella notte quando le persone vanno a dormire, quando i pensieri devono riposare, quando il corpo dovrebbe aver respiro e pace per un giorno intenso…? Le emozioni diventano più intense, i ricordi prendono corpo e paiono non volersi staccare da te, se ne stanno li in un angolo nascosto del tuo cervello in attesa del richiamo, dell’ennesimo pianto e dello sperato ultimo gradino di dolore che ti sembra non finisca mai. Ti accendi la 19esima sigaretta della giornata e con la tosse secca ti sforzi di trovare ragioni che si sono perse nel cammino di una storia d’amore e di una vita vissuta troppo intensamente. Di notte ti volti verso il tuo letto vuoto ormai da mesi e guardi il tuo cagnolino che gioca con un orsacchiotto, di notte ti rendi conto che avere delle amiche fantastiche è il grande tesoro che ti ha regalato la tua esistenza.

Le amiche… quelle vere quelle che chiami anche di notte senza la paura di disturbare, quelle che ti costringono ad uscire anche quando vorresti sotterrarti in una cantina buia, quelle che ti amano e non ti lasceranno mai…ma proprio mai. Io sono una persona fortunata, ne ho per tutti i gusti e per tutti i consigli, ne ho per il giorno e per la notte, di bionde e more, ricce e dritte, scalate e sfilate, coi tacchi e da ballerina… ne ho di psicologhe e manager, galleriste e imbianchine, di responsabili in tailler e di commercialiste, di specializzande in letteratura italiana e di dentiste.
Io le ho e non mi lasceranno mai. Non esiste ordine o scala d’amore, le amo tutte con la stessa intensità anche se in modo diverso, con alcune mi confido di più e di alcune cose con altre parlo solo di uomini o vestiti ma se pur diverse nel loro essere uniche io sono convinta che a loro devo la mia uscita dal tunnel. Loro mi hanno salvato e mi hanno convinto a ritornare.

martedì 2 novembre 2010

Orange Moon

Io, io e sempre io…
Sono nata in un piccolo paese di provincia, allora c’era anche l’ospedale e mia madre mi ha dato alla luce a15anni, un medico di colore, raro per quell’epoca ha assistito la mia baby mamma, un parto cesareo difficilissimo e molto travagliato. Era una calda giornata di fine maggio, le rose erano già sbocciate e nell’aria si poteva sentire il profumo intenso che emanavano, nei fossi si scorgevano le viole che si mescolavano alla dolce e inebriante essenza dell’erba dei campi della bassa mantovana. La mia famiglia era talmente povera da non avere nemmeno il bagno in casa, di notte facevamo la pipi nel vasino e prima di andare a nanna in inverno dovevamo mettere il “prete” con le braci calde perché il riscaldamento non esisteva. Dormivamo tutti insieme nella stanza dei nonni, io Cry, Capre, mio cugino Gregory e a turno altri nipoti, poi ci è stata data una stanza supplementare perché eravamo diventati troppi e i letti erano sempre quelli. Alla mattina a scuola e poi tutto il giorno a giocare nella corte aspettando l’ora di cena, quando ci riunivamo tutti e io sedevo alla sinistra del nonno, ero l’unica a poter bere il brodo con il vino nella scodella, ero la più grande, la più ascoltata, la più brava a scuola, la più giudiziosa, ero quella che aveva il peso di ciò che combinavano gli altri, la responsabilità se creavano danni, se non facevano i compiti, e se sprecavano quel pochissimo cibo che avevamo a disposizione per fare merenda: mezza rosetta di pane con la mortadella, perché costava poco. Bimba prodigio, con un’occhialino rosso che contornava il mio faccino saccente, capelli rossi e tante lentiggini, non proprio un mostro di bellezza, ma sicuramente un caterpillar in tutto ciò che facevo. Ero la prima, sempre in tutto, qualsiasi materia a parte matematica che sinceramente l’ho sempre odiata (a che serve poi..) il mio primo computer l’ho preteso a 7 anni, il mitico commodor 64, ero troppo intelligente perché me lo negassero. Tutte le bambine della mia età giocavano con le Barbie, io andavo a vedere i dipinti nelle chiese della zona, leggevo in continuazione e sapevo già cosa avrei fatto da grande. In quel periodo soffrivo di crisi di nervi perché ero una bambina nei panni di una adulta, ora soffro di crisi di nervi perché sono un’adulta che vorrebbe tornare a vestirsi con le scarpe rotte e i codini in testa, vorrebbe ritornare a sognare e vorrebbe prendersi il tempo per vestire le bambole che non ha mai conosciuto. Solo libri, studio, appunti e scrittura…si perché io ho sempe scritto molto, di tutto di tutti e se anche mi mancava la carta perché non avevo i soldi per comprarla io scrivevo con i sassi sull’asfalto, con un legnetto sulla terra…scrivevo perché era l’unico modo per non impazzire era l’unico modo per diventare quella che sono.

Sono cresciuta, la mia vita è cambiata un po’, io in realtà sono solo diventata un po’ più grande, con un po’ più d’esperienza, un po’ più di diplomazia, ma in fondo sono sempre la stessa, sempre quella ragazzina alla quale tutti chiedevano i consigli per i compiti in classe, quella che dava mezza merenda alla sua compagna di banco, quella che di fronte a un bocciolo di rosa ne ha sempre respirato a larghi polmoni il profumo. Alle superiori ero Minerva, dea della caccia e della sapienza perché avevo la tenacia di un guerriero e l’avidità di sapere di un ricercatore. Mi rispecchiava molto questo ruolo, me lo avevano dipinto addosso e a volte venivo anche derisa per la mia troppa conoscenza e per il mio carattere estremamente determinato e duro. Ero già bellissima a 14 anni, una teenager con capelli ricci, occhi azzurri tutta tette e culetto in fuori, ma in realtà io non mai pensato troppo alla mia bellezza, il mio cervello era molto più importante, mi avrebbe portato lontano, forse anche troppo, a volte l’ignoranza è meglio per affrontare la vita, se non sai nulla non ti può toccare nulla, se ignori il mondo ti scivola addosso.

Oggi ho 33anni, una laurea in storia dell’arte, un master in arti visive fatto in due paesi diversi dal mio, tre lingue e la quarta in arrivo. Faccio il lavoro che ho sempre voluto fare e scrivo per hobby.
Sono carina, un corpo da 18enne vestito con l’eleganza della maturità, un viso magro e pulito non segnato dal tempo, merito anche di un buon chirurgo. Ho acquisito stile e sicurezza, portamento e classe. Sono diventata una donna, una donna Vera.
La mia vita è davvero perfetta non la cambierei con nessun altra, ciò che mi ha portato qui è stata la tenacia di uscire dalla fame e dalla mediocrità di un paesello di provincia, il voler dimostrare che anche una ragazzina povera può farcela. Vivo in una casa di 130 metri nella zona più fashion della città, una casa con il riscaldamento, il bagno e tante stanze dove poter danzare nei momenti di sconforto mentre ascolto Seu Jorge. Qui ho tante cose che non avevo prima, ho un letto imbottito rosso, delle magnifiche sedie Philippe Stark e un divano IKEA per gli ospiti. Ho un Mac tenuto come un trofeo sulla scrivania che mi permette di lavorare, e una bellissima collezione di opere d’arte comprate durante i miei innumerevoli viaggi in giro per gallerie. Mi manca solo una cosa che ora non ho più. Mi manco io.
TO BE CONTINUED…