giovedì 31 dicembre 2015

Re e Regine oltre il 2015

Un altro anno è passato.
365 giorni di passioni, tormenti, esperienze, emozioni, sorrisi strappati, amori inesistenti, amicizie consolidate e altre perdute. Dodici mesi in cui NON mi sono seduta a guardare la vita che scorreva ma l'ho presa di petto, ho afferrato il tempo tra le mani e ho gareggiato con lui. Un anno in cui non è successo nulla di eclatante - per fortuna - gli ultimi tre erano stati pazzescamente folli e intensi e credo che non avrei sopportato così tante emozioni anche per il 2015. Un anno in cui ho finalmente ritrovato il tempo di leggere, di pensare, di ascoltare, di osservare. Un anno di lenti cambiamenti, ma in fondo chi l’ha detto che devo andare sempre veloce.

E così mi guardo indietro. 

Sto cercando nella memoria, un po’ perduta, eventi che possano classificare il 2015 come un anno da ricordare. Ma non ne ho, e non lo dico per essere negativa, ma lo dico con la consapevolezza che la vita deve saperti regalare anche emozioni miti e non solo picconate violente. I giorni possono susseguirsi anche senza fiato corto e di questo, ora, ne sono convinta.

martedì 11 agosto 2015

Segni indelebili a palato, memoria e cuore. La cucina di Mauro Uliassi

Amo il cambiamento e amo chi ha il coraggio di portare con sé la tradizione
 senza esserne schiavo.

Uliassi. (Credit da Web)
Agosto di riflessione, di pensieri che fanno a botte tra loro, di frasi che si spezzano con un alito di vento e di sapori che voglio provare, annusare, sentire. Agosto che questa volta sei tutto mio, e del mio inesorabile e instancabile desiderio di cibo. Agosto che ti prendo per la gola e faccio capriole per sopportare il caldo che mi cuci sulla pelle come un cappotto di piume d’oca. Agosto di viaggi che vanno dal letto alla doccia e poi ancora, dalla doccia al divano, ma che qualche volta vanno da casa (Bologna) a Senigallia, rigorosamente in treno, perché posseduta dal desiderio capriccioso di mangiare da Uliassi. Agosto che preparo il computer, infilo un tacco in borsa e scappo in stazione, agosto che faccio un appuntamento di lavoro e poi non vedo l’ora che sia sera per entrare in quel tempio marchigiano che è Uliassi. Agosto che, Dio benedica le mie passione, che sono solo due (arte e cucina), ma che quando si prendono per mano sanno farmi così felice che quasi cammino dritta dopo una bottiglia di Thienot Brut e due antistaminici per combattere la mia allergia alle olive. E allora cuffiette nelle orecchie ed Exilio che suona a tutto volume mentre ondeggio sul sedile di pelle ringrinzita del TreNord. Gocce di sudore lungo la schiena, ventaglio che sventola aria rovente, gente in piedi con valige grandi come armadi ed io, che ho solo me stessa e i miei tacchi a spillo, per fare due cose straordinarie: concepire una mostra e progettare il mio prossimo kg di troppo. Senigallia, il Summer Jamboree che veste le persone di sorrisi alcolici e le donne di gonnelle svolazzine e nastrini per i capelli a pois, ed io che ho uno stupendo ma anonimo vestitino verde petrolio, ma che mi sento, dalla felicità, la migliore delle rockabilly sulla piazza principale.
Suono. Cuore a mille. Già sono ubriaca di gioia.
Mi siedo.
Respiro.
Aria di mare. Odore di salsedine. Sabbia addosso. Vita tra le mani.

lunedì 27 luglio 2015

Uomini piccoli, piccoli, forti solo nel branco. Io sto con te ragazza della Fortezza da Basso

Immagine presa dal Web
Ho letto e riletto decine di volte, in queste ultime quarantotto ore, la lettera scritta dalla ragazza della Fortezza da Basso. Una lettera scritta dopo la sentenza di assoluzione dei sei accusati dello stupro di gruppo, avvenuto nel 2008 a Firenze. Ho cercato di darmi una spiegazione sul perché della assoluzione, ma chiaramente non ci sono arrivata, non ho le competenze di un giudice, non sono in grado di trovare e di capire il perché loro, in sei, siano stati assolti e invece quella ragazza, sola contro il branco sia stata ritenuta “presente a se stessa anche se probabilmente ubriaca”, e quindi sia stata oggetto, secondo qualcuno, consenziente perché non stata in grado di ostacolare lo stupro che, ripeto, era uno contro sei.
Andiamo per logica, mettiamo i puntini sulle I. Nessuna, e accento nessuna donna al mondo, se presa da sei uomini è in grado di difendersi (tantomeno se alterata da un po d’alcool). Nessuna donna è in grado di reagire a sei uomini che la tengono ferma per abusare di lei. Nessuna donna è capace di districarsi se uno le tiene le braccia, uno le gambe e gli altri, a turno, fanno del suo corpo ciò che vogliono.

mercoledì 15 luglio 2015

La donna è nata dalla costola dell'uomo o sotto al suo piede? Tutta questione di PUNTI di vista

Si può dire ancora che vi siano delle 'donne'? Certo la teoria dell'eterno femminino conta numerosi adepti [...]; altri sospirano: 'La donna si perde, la donna è perduta.'. Non è più chiaro se vi siano ancora donne, se ve ne saranno sempre, se bisogna augurarselo o no, che posto occupano nel mondo, che posto dovrebbero occuparvi. 'Dove sono le donne?'[...]. Ma innanzi tutto: cos'è una donna? ‘Tota Mulier in utero: è una matrice', dice qualcuno. Tuttavia parlando di certe donne, gli esperti decretano 'non sono donne', benché abbiano un utero come le altre.
Simone de Beauvoir


L’amore è come una ciambella calda appena uscita dal forno. È come il profumo del caffè che straborda dalla moka. È come una fetta di salame all’aglio affettato largo. È come il pane che lievita lentamente. L’amore è un bicchiere di Lambrusco in pieno Agosto, un calice di Franciacorta in Autunno e un tulipano di Chianti Classico durante i giorni della merla. Ma soprattutto l’amore è quel momento della vita in cui non hai passato perché dimentichi ogni cosa, non sai se avrai futuro perché ti sembra troppo lontano, ma hai solo un presente che ti divora. L’amore è quel momento in cui ti senti leggera, così tanto leggera da saltellare per strada, in cui ti senti bellissima perché sai che sei l’oggetto del desiderio del tuo amato, in cui ti senti completa perché pensi di aver trovato quella parte di te che prima avevi smarrito. L’amore ti veste di felicità che, come dice una mia amica: è l’unico gioiello di cui ha bisogno una donna. L’amore dovrebbe essere così, cuore leggero, ali alle caviglie e sorriso incollato al viso. Dovrebbe essere come una giornata passata in cucina senza saper cucinare, una maratona di 24 ore alla scoperta degli alimenti, dei sapori e delle sensazioni che il cibo da alle nostre emozioni. L’amore dovrebbe farti cantare sulla bicicletta, o sotto la doccia, o nel letto. L’amore dovrebbe essere quella parentesi che ti gonfia il petto, ti inarca la schiena e ti fa salire di dieci centimetri senza tacchi a spillo e naturalmente dovrebbe farti venire l’acquolina in bocca a ogni pensiero.

venerdì 19 giugno 2015

Dio benedica la Sicilia e il suo orgasmo Barocco

Alla fine di una cena erotica che, boccone dopo boccone, ha condotto gli amanti tra preliminari e giochi amorosi fino alla camera da letto, non può certo mancare un lieto fine: il dolce. Il dolce ha il compito di coronare l’orgia intima…
Isabel Allende


Dio benedica la Sicilia. Benedica le coste spigolose e decise del Nord-Ovest così come quelle sinuose e ingenue del Sud-Est. Benedica L’Etna e la bellissima Catania, città nera vulcanica, città che vive ogni mattina giubilando il suo sguardo sul vulcano più grande d’Europa. Benedica Agrigento con la valle dei Templi e i suoi templi dorici, Eraclea Minoa e il suo teatro. 
La valle dei Templi, Agrigento
Benedica Messina con i Giardini di Naxos e l’antica città greca e romana di Tindari. Benedica Palermo con le grotte dell’Addaura e della Gurfa, poche cose emozionano così tanto come le incisioni rupestri all’interno della prima (anche se dal 1997 non possono essere più visitabili a causa del pericolo di caduta massi, ma è importante sapere che ci sono e sono li e un giorno si potranno rivedere). Dio benedica Trapani e l’antica città di Selinunte (nome che deriva dalla parola sedano che vi cresce selvatico e nome che mi ricorda un’opera straordinaria di Hidetoshi Nagasawa) e il tempio di Hera che lascia senza parole. Dio benedica Siracusa con la sua isola Ortigia, culla dell’antico amore, vecchia lingua di terra che ospitò i coloni corinzi, zolla magica, donna dall’eterna giovinezza, culla di Artemide, dolce sorella di Delos.

domenica 10 maggio 2015

Gattamortismo. Hai visto mai una gatta morta con i tacchi a spillo?

Mettiamo un attimo nero su bianco, perché qui di cazzate ne abbiamo sentite tante, anzi troppe. Stronzate che vengono sputate dalla bocca di uomini che di volersi un attimo, e dico: “un solo un attimo, slacciare il nodo che hanno stretto al cuore, non ne vogliono sapere. La faccio più semplice, perché la chiarezza è una qualità che mi contraddistingue, in fondo, e dico: “solo in fondo”, sono una donna e di peli sulla lingua, non ne ho. Ma dico: “sono una donna”, ma non di quelle che piacciono alla stragrande maggioranza degli uomini. Sono una di quelle che si sveglia alla mattina con il sorriso, - anche se il mattino per me inizia alle 11-  e sono estremamente contenta di essere così maledettamente stronza e maledettamente esigente e maledettamente indipendente e così maledettamente innamorata della mia “capriccitudine” che non me ne frega proprio nulla se risulto spocchiosa, irriverente, algida o complicata. Provateci voi a mantenere una posizione così difficile, a combattere contro un esercito di uomini che desidera il monte di Venere senza raggiungere nemmeno il primo gradino della scala del vostro condominio. Provateci voi ad andare a letto con uno che pensa di essere un grande amatore e invece è Geppetto con un bastone che a malapena  gli regge le mutande. Provateci voi a sostenere un discorso con un ebete che pensa di avere una Laurea in tuttologia mentre a me sembra sia andato a scuola dal bidello. (cit. mamma di Blue G.)  

sabato 2 maggio 2015

Ma alla gente il verbo "restare" fa schifo?

È ufficiale. Il verbo restare è stato sostituito dal verbo scappare. Resto per far due chiacchere, per ascoltarti parlare, per starmene tranquillo. Resto per guardarti, per ammirarti, per capire cosa mi attrae di te. Resto un attimo, due o forse tutta la vita. Resto a pranzo, a prendere un caffè, a cena e perché no, resto a colazione che significa ho dormito con te e sono inguaiato dalla testa ai piedi e non posso più fare a meno di vederti in qualsiasi modo, anche con la bavetta che ti scende sul cuscino. Resto perché in un mondo in corsa verso qualcosa che mi è ignoto, ho capito che l’unico motivo valido per smettere di correre è il tuo viso e la gioia che mi trasmette quando mi sei vicina. Resto perché non mi è mai capitato di starmene a guardare una donna come guardo te, senza volerla cacciare a calci da casa.